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Pescara, 28/04/2026
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Data: 26/02/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Pdl, corsa al potere tra veleni e pugni. Rissa Scelli-Piccone, la mappa di chi comanda il centrodestra

PESCARA. «Rimani un cafone di paese». Ecco la frase pungente pronunciata dall'onorevole Maurizio Scelli suonata alle orecchie del senatore Filippo Piccone come un diretto allo stomaco. Così ha risposto e, come accade in questi contesti tradendo la signorilità della persona per aderire con passione al «cafone» dell'invettiva e passare alle mani. Lo scontro si è avuto lunedì nelle sede di Forza Italia a Pescara. Dopo le notizie di cronaca riportate ieri sui giornali nel pomeriggio sono arrivati i commenti. La rissa è l'effetto di un Pdl nervoso alle prese di una nuova mappa del potere interno.
La corsa ad assicurarsi un maggior ruolo di potere è appena iniziata. A Teramo il senatore Paolo Tancredi ha ormai il controllo del partito con l'asse con il presidente della giunta Chiodi, l'assessore alla sanità venturoni e gli altri assessori e consiglieri regionali.
Poi c'è il senatore Piccone che da ex sindaco di Celano punterebbe a fare il presidente della Provincia dell'Aquila con il sostegno dell'onorevole Paola Pelino. Vicino a Piccone ci sono anche il il parlamentare Aracu, l'assessore regionale Di Paolo, i consiglieri Chiavaroli e Del Corvo, il sindaco di Avezzano, Floris. La prospettiva di Piccone candidato presidente della Provincia dell'Aquila ha fatto impallidire Scelli che invece prevedeva altro percorso: «Sentiamo militanti e cittadini, poi decidiamo».
Scelli può vantare l'amicizia e l'appoggio dell'assessore Daniela Stati, dell'onorevole Daniele Toto, di diversi sindaci teatini. E poi appare come l'uomo nuovo, fuori dai giochi regionali che ha dato prova di avere capacità e intraprendenza. Il confronto sulle scelte da fare a poche settimane dalle elezioni provinciali si è animato e nel tafferuglio Scelli e Piccone sono stati divisi dall'altro coordinatore del Pdl abruzzese, Fabrizio Di Stefano di An. L'esponente di Alleanza nazionale finora non ha guai interni ed è riuscito a calamitare il partito su di sè. Con lui ci sono gli assessori Febbo e Morra, i consiglieri regionali Giuliante, Nasuti, De Fanis. Di Stefano ieri si è allungato nel formulare giudizi e inviti alla calma, osservando che c'è carenza di leadership nella costruenda Pdl. «Non è stato un momento edificante», sospira pensando al film della lite, «non ci facciamo una bella figura, anche se il fatto è meno grave di quello che si creda. In otto ore di confronto se in qualche minuto si alzano i toni e si scaldano gli animi è compresibile anche se non giustificabile. Il fatto è che nei partiti ci vuole democrazia, ruoli chiari e leadership e in Abruzzo ci stiamo lavorando». Scelli, invece, annuncia chiarimenti: «Convocherò una conferenza stampa per domani per spiegare agli elettori il mio punto di vista. Sono sempre stato dalla parte della gente, della base, di chi ci mette la faccia». Piccone, infine, smorza e invita alla moderazione. «Non è successo niente», commenta «è solo un incidente di percorso: le litigate ci stanno».

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