Iscriviti OnLine
 

Pescara, 28/04/2026
Visitatore n. 753.513



Data: 26/02/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Statali: stop ai premi a pioggia, più facile licenziare. Sì definitivo del Senato alla legge Brunetta, ma ancora mancano i decreti attuativi. Valutazioni individuali anche sul lavoro dei singoli impiegati

Approvata la riforma: nei concorsi precedenza ai residenti, tetto agli aumenti contrattuali

ROMA Per il ministro Renato Brunetta è «la prima riforma istituzionale del governo Berlusconi». Al momento però il disegno di legge approvato ieri in via definitiva dal Senato è una cornice vuota, che andrà riempita nei prossimi mesi con un quadro ancora tutto da dipingere. Si tratta di un disegno di legge delega, e solo quando saranno emanati i decreti attuativi si capirà con maggiore chiarezza quali cambiamenti reali attendono le amministrazioni pubbliche e coloro che ci lavorano. Alcune novità comunque si possono individuare sin d'ora, leggendo i tredici articoli del provvedimento.
Più politica, meno sindacati. La riforma si prefigge di ridurre gli spazi destinati alla contrattazione e di allargare le materie regolate dalla legge. In altre parole nei prossimi anni si limiteranno le possibilità di intervento per i sindacati. Si introdurranno tetti di spesa sugli aumenti di stipendio e sugli altri istituti economici previsti da tutti i contratti, sia quelli nazionali sia quelli delle singole amministrazioni. Cambierà il meccanismo di nomina per i vertici dell'Aran (l'agenzia che scrive i contratti), mirando al «rafforzamento dell'indipendenza dell'Aran dalle organizzazioni sindacali».
Concorsi pubblici. Sarà più difficile entrare nelle amministrazioni senza concorso: si dovranno fare meno contratti a termine con "esterni", meno consulenze, meno collaboratori. Quanti meno? Lo si vedrà con i decreti attuativi. Ma a chi invece viene regolarmente assunto verrà imposta una nuova regola: dopo aver vinto il concorso, per i primi cinque anni non si potrà chiedere il trasferimento a un'altra sede. Inoltre i concorsi avranno una base territoriale, e nella selezione verrà favorito chi risiede nella zona. Due norme che cercano di ostacolare le assunzioni di meridionali negli uffici pubblici del Nord.
Premi e carriere. Le regole sui meccanismi di valutazione del personale andranno riscritte, con l'obiettivo di obbligare le amministrazioni a distribuire i premi di produttività in modo efficace. Sarà vietato riconoscere a tutti i dirigenti di un'amministrazione l'intera indennità di risultato. Le valutazioni annuali e i premi individuali riguarderanno non solo i dirigenti, ma anche i singoli dipendenti. Queste valutazioni incideranno anche sulle carriere, se ne terrà conto al momento di fare le promozioni.
L'agenzia per la valutazione. Nasce un nuovo organismo, che avrà il compito di promuovere la meritocrazia in tutte le amministrazioni d'Italia. La struttura sarà composta da cinque persone, e costerà 8 milioni di euro all'anno, di cui 4 milioni per il funzionamento. I cinque componenti dovrebbero ricevere un compenso da 300 mila euro annui a testa.
Licenziamenti. I procedimenti disciplinari saranno più rapidi. La procedura viene semplificata e accelerata, in particolare per quei casi in cui un dipendente è sotto processo per un reato penale. La legge di Brunetta ha recepito infatti diverse norme che già erano state presentate dal suo predecessore Nicolais ma che non si era fatto in tempo ad approvare nel corso della scorsa legislatura. I decreti dovranno individuare «meccanismi rigorosi» per i controlli sulle assenze. Se un medico firma un certificato attestando una malattia inesistente, potrà essere licenziato dalla sua asl.
Cartellino. Il personale che lavora a contatto con il pubblico sarà obbligato a indossare un cartellino identificativo.
Prepensionamenti. La manovra finanziaria dell'anno scorso consente alle amministrazioni di mandare in pensione forzata i dipendenti che hanno raggiunto i 40 anni di contributi. La legge approvata ieri riduce la portata di questa norma: nei 40 anni non si potranno più contare i contributi figurativi della laurea e del militare. Questa correzione ha provocato la protesta dell'Associazione giovani dirigenti: per il segretario Pompeo Savarino la legge di Brunetta contiene «interventi più che condivisibili», ma nel caso di questa norma si fa «un ritorno al passato» perché si rallenta il ricambio dei vertici.



www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it