ROMA Approda oggi in Consiglio dei ministri, ma potrà diventare operativa non prima di un anno. Nella migliore delle ipotesi. La riforma delle regole che disciplinano il diritto di sciopero da palazzo Chigi passerà al vaglio del Parlamento e contemporaneamente dovrà essere necessariamente aperto un confronto con le parte sociali. Un passaggio che chiede, ovviamente, l'opposizione, ma che sollecitano anche i sindacati. Che al momento non sono esattamente uniti con Cisl, Uil e Ugl favorevoli, comunque non contrarie, alla riforma e la Cgil più che perplessa. C'è il rischio, tutt'altro che remoto, che il disegno di legge possa impantanarsi in qualche sala del ministero del Welfare o nelle aule parlamentari. O, ancora, che si possa arrivare a una nuova firma separata dopo quella sulla riforma del sistema contrattuale.
Le dichiarazioni di ieri di Guglielmo Epifani e del ministro Sacconi inevitabilmente evocano questo scenario. «Il governo stia attento - ha avvertito il leader della Cgil - perchè in materia di libertà del diritto di sciopero costituzionalmente garantito bisogna procedere con molta attenzione. Se c'è qualcosa da aggiustare rispetto a una normativa già rigida eventualmente si può vedere. Ma se si vogliono introdurre forzature che limitano poteri e prerogative, è un'altra questione». Il titolare del Welfare deve aver captato un «no» preventivo se subito dopo sentito il bisogno di ricordare che «c'è una larga convergenza con la gran parte delle organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro», ma anche di sottolineare di «temere che menchi la Cgil»: «L'unanimità non è di questo mondo, appartiene al mondo del nulla, del non fare». Insomma, si può andare avanti con il confronto: senza forzature, ma anche senza veti.
A sollecitare una «sempre più urgente riflessione sulla tenuta della vigente disciplina», il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in apertura della relazione della Commissione di garanzia. Secondo Fini «non va soffocato il diritto di sciopero, ma va armonizzato con tutti gli altri diritti dei cittadini come il diritto alla salute, alla sicurezza, all'istruzione, all'assistenza e alla previdenza sociale, alla libertà di comunicazione e circolazione».
Il via libera di Cisl, Uil e Ugl presuppone, comunque è condizionato all'apertura di un confronto capillare sull'articolato. Allargato, ovviamente, anche alla Cgil. «Se ci convocano, noi siamo pronti», ha garantito Epifani. Intanto i sindacati hanno ottenuto che la riforma venga limitata al settore dei trasporti e non più allargata all'intero apparato dei servizi pubblici come prevedeva il progetto originario di Sacconi. Poi dovranno essere discussi punti rilevanti della normativa che non convincono in parte o del tutto le organizzazioni dei lavoratori, come il referendum (in alternativa allo sciopero proclamato da organizzazioni con oltre il 50% di iescritti), lo sciopero virtuale, l'adesione preventiva individuale dei lavoratori all'agitazione. «Stiamo ancora valutando», ha precisato Sacconi dando praticamente il suo assenso e quello del governo ad un confronto a tutto campo.