Il segretario della Cgil: ci auguriamo che l'esecutivo nella sua bontà voglia decidere insieme alle organizzazioni sindacali. La bozza di legge oggi al consiglio dei ministri
ROMA. «Il governo stia attento». Il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, va all'attacco contro le nuove norme sul diritto di sciopero che oggi saranno discusse dall'esecutivo. Il ministro Sacconi, padre delle contestate regole, annuncia però di voler andare avanti e il presidente della Camera Fini insiste sulla necessità di verificare l'attuale disciplina.
In realtà la Cgil non è indisponibile a discutere col governo, al pari di Cisl e Uil, ma chiede «di procedere con molta attenzione» su materie costituzionalmente garantite come la libertà del diritto di sciopero. «Se c'è qualcosa da aggiustare - spiega Epifani - rispetto a una normativa già rigida, eventualmente lo si può vedere. Ma se si vogliono introdurre forzature che limitano poteri e prerogative è un'altra questione». Nello specifico, se il governo «partendo dal problema del rispetto dei diritti degli utenti vuole ridurre una libertà fondamentale la Cgil si opporrà ora e dopo». Epifani boccia anche il discorso della rappresentatività. «Non si può decidere con il 51% uno sciopero perché così l'altro 49% non può mai scioperare. Lo sciopero virtuale non può mai essere sostitutivo ma aggiuntivo». C'è anche il rischio «di rendere inutile uno sciopero dichiarando prima individualmente la propria adesione».
Dunque Cgil pronta a confrontarsi «se il governo sceglie, nella sua bontà, di decidere con le organizzazioni sindacali». In caso contrario, conclude Epifani, si pone «un problema di democrazia» se si vuole «forzare quello che dice la Costituzione: lo sciopero è sempre un diritto di libertà».
Il presidente della Camera Gianfranco Fini sostiene le proposte del governo precisando che «non si tratta ovviamente di soffocare il diritto di sciopero ma di armonizzarlo con l'esercizio degli altri diritti di tutti i cittadini in un'opera di bilanciamento che deve tenere conto dell'evoluzione sociale». Sull'attuale disciplina, dice Fini, «è sempre più urgente avviare una riflessione per individuare lacune e prospettare ipotesi di adeguamento». Anche per il leader leghista Bossi «bisogna trovare un compromesso tra la garanzia del diritto di sciopero, garantita dalla Costituzione e che è anche frutto della nostra storia e lo sciopero selvaggio che porta via altri diritti ai cittadini».
Il ministro Sacconi tira dritto anche senza la Cgil come per la riforma della contrattazione. Il titolare del Welfare si augura che il parlamento riconosca l'urgenza «segnalata da Fini» e assicuri entro un anno il completamento della riforma. Sacconi ha confermato che nella proposta del governo c'è lo sciopero virtuale obbligatorio nel trasporto mentre, per quanto rigurda la rappresentatività, «è previsto l'affidamento alla commisione di garanzia sulla base di criteri condivisi con le parti sociali di valutare il grado di rappresentatività degli attori». Il provvedimento punta «a rafforzare la conciliazione tra il diritto di sciopero e la libertà di circolazione del cittadino e delle merci». Saranno quindi sanzionate «quelle modalità di sciopero, da qualunque settore attuate, che paralizzano stazioni ferroviarie, aeroporti, strade, autostrade». Il referendum invece potrebbe essere evitato «in prsenza di un requisito minimo rappresentatività».
L'opposizione annuncia battaglia. Enrico Letta, Tiziano Treu e Cesare Damiano del Partito democratico ritengono che la materia «non possa essere affrontata con iniziative unilaterali del governo, tanto più con lo strumento della legge delega». Il Pd chiede un tavolo di trattativa con le parti sociali per raggiungere un'intesa. Per l'Italia dei Valori «il governo ha scelto una via non democratica».I sindacati di base minacciano nuovi conflitti sociali se il governo non tonerà indietro dalle sue decisioni: «E' attacco alla democrazia, sarà un nuovo '68».