ROMA. Scioperare svolgendo il proprio lavoro ma senza ricevere la retribuzione. E' lo sciopero virtuale che il ministro Sacconi vuole rendere obbligatorio «solo in alcuni ambiti particolarmente delicati, trasporto in testa». Con questa forma di sciopero la paga del lavoratore che ha aderito alla protesta sindacale viene accantonata dalla propria azienda per essere destinata a fini sociali ancora da specificare. Nelle nuove norme del governo sarebbero previste, per quanto riguarda lo sciopero virtuale, anche modalità di danno per il datore di lavoro. «Nel senso - ha spiegato ieri Sacconi - che il dipendente rimane al lavoro, rinuncia al reddito, ma determina un pagamento superiore da parte del datore di lavoro che deve andare a interessi di carattere collettivo».
Guglielmo Epifani ha già detto che questa forma di protesta può essere considerata aggiuntiva e mai sostitutiva, e il senatore del Pd Pietro Ichino ha ricordato invece che per lo sciopero virtuale il governo ha attinto dalle proposte del Pd presentate lo scorso ottobre «aggiungendovi provocazioni e contraddizioni». Il giuslavorista aveva infatti presentato il 30 ottobre 2008 il suo disegno di legge sullo sciopero virtuale composto da cinque articoli che consentono di comprendere meglio la situazione. Il concetto di sciopero virtuale (articolo 1) prevede che i lavoratori continuino a svolgere le proprie mansioni rinunciando alle retribuzioni e che queste ultime siano devolute dall'azienda ad un fondo di solidarietà (articolo 3). Su queste proposte del senatore del Pd il governo ha inserito, secondo Ichino, «elementi di provocazione e alcune contraddizioni che non giovano alla limpidezza della sua iniziativa e rischiano di essere controproducenti sul piano dell'applicazione pratica». Il riferimento è all'ambito di applicazione: nelle intenzioni dell'esecutivo lo sciopero virtuale sarebbe in molti casi una forma totalmente sostitutiva di quello tradizionale. Per Ichino è invece una forma aggiuntiva e facoltativa (articolo 2). Differenze si riscontrano anche nelle modalità di proclamazione dello sciopero nei trasporti pubblici evidenziate in un disegno di legge presentato dal giuslavorista al Senato mentre il governo rendeva nota la sua posizione sullo sciopero virtuale. Nel disegno di legge Ichino sono previsti requisiti alternativi per la proclamazione dello sciopero: «La rappresentatività maggioritaria del sindacato» oppure «il voto favorevole allo sciopero espresso mediante apposito referendum dalla maggioranza dei lavoratori».