PESCARA. «Alla sanità abruzzese mancano all'appello, per l'esattezza 183 milioni di euro. Soldi che dobbiamo trovare e non sappiamo come». L'assessore alla sanità Lanfranco Venturoni non minimizza l'allarme lanciato dal commissario di governo Gino Redigolo sullo stato di salute delle Asl abruzzesi. Per Redigolo per ripianare i debiti e tenere fede al piano di rientro che la Regione ha sottoscritto con il governo, non ci sono molte alternative: tagliare sprechi e l'abnorme ospedalizzazione degli abruzzesi, oppure nuove tasse oltre a quelle che già i cittadini pagano.
Venturoni prevede un passaggio intermedio. Giovedì prossimo, con Redigolo terrà un incontro con i manager Asl che dovranno presentare il piano dei tagli anti-sprechi. «Sentiremo i direttori generali e analizzeremo i piani industriali e dove si taglierà, poi decideremo cosa fare», spiega Venturoni, «voglio però ricordare che lo Stato nel 2007 ci ha dato 600 milioni per mettere in equilibrio i bilanci delle Asl ma la ex giunta Del Turco ha utilizzato 200 di questo capitolo per destinare fondi altrove a sostegno di altri asseessorati. Ora ne paghiamo le conseguenze». Alle porte si annunciano o tagli dolorosi, oppure un incremento fiscale. La seconda ipotesi, impopolarissima, per ora non viene nemmeno pronunciata, rimane quindi la riduzione di servizi sanitari, sia pubblici che privati e tagli di strutture ospedaliere. «Premetto», dice Venturoni, «che i piccoli ospedali non saranno chiusi ma saranno riorganizzati in funzione di nuovi servizi, verso le persone anziane, il primo intervento, il pronto soccorso, e medici di base. A conti fatti pensiamo che due miliardi 200 milioni di euro, tanto lo Stato ci eroga ogni anno, dovrebbero bastare per la popolazione abruzzese, se i soldi vengono usati bene. La questione dei piccoli ospedali è un falso problema è nostro interesse che siano in vita e venga ottimizzata la loro attività. Noi abbiamo una carenza notevole di posti letto residenziali per anziani. Gli ospedali minori saranno strutture sanitarie di comunità territoriale. Gli altri pazienti con patologie gravi saranno indirizzati altrove, dove ci sono sale operatorie, dove c'è un reparto di rianimazione, dove ci sono Tac e servizi specialistici». Infine il capitolo precari. Per Venturoni la scelta da fare è quella dettata dalla legge. «Chi ha avuto un contratto a tempo determinato che ha lavorato per tre anni nell'ultimo quinquennio può essere stabilizzato», osserva l'asessore, «Per chi è stato assunto a chiamata diretta come Cococo dovrà attendere il concorso per accedere alla struttura pubblica».