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Pescara, 28/04/2026
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Data: 27/02/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
La rissa con Scelli affonda Piccone.

PESCARA - Si è picconato da solo. Se fino a qualche giorno fa il coordinatore elettorale del Pdl Filippo Piccone aveva ancora qualche chance per prendere le redini del partito dopo il congresso del 27 marzo, ora è finito a fondo classifica. La rissa con Maurizio Scelli finita sui giornali è arrivata dritta sul tavolo dei vertici romani: inaffidabile, è il giudizio confezionato in questi giorni negli ambienti pidiellini, azzerato in un colpo solo (anzi con un solo schiaffo) tutto il lavoro di ricucitura fatto in tre mesi dal commissario Gaetano Quagliariello mandato in Abruzzo da Berlusconi apposta per raffreddare i bollori. E' durata poco pochissimo la pace dentro Forza Italia e il partito, in mano al marsicano Piccone, è tornato ad essere un campo di battaglia. La partita per la leadership del partito se la giocheranno soltanto Paolo Tancredi e Daniele Toto, ma è sul giovane nipote dell'ex patron di Air One che pende la bilancia: per questioni di riequilibrio territoriale visto che i teramani hanno fatto assopigliatutto dopo le elezioni regionali, ma anche perchè alla fine il senatore si trova benissimo nello spazio che si è ritagliato, dietro le quinte della giunta Chiodi. Non è escluso però un ritorno in pista di An con Fabrizio Di Stefano, se il partito deciderà di inserire l'Abruzzo tra le sue scelte.
Ma gli occhi di tutti sono puntati sul parlamentare Maurizio Scelli che oggi terrà una conferenza stampa sullo strapotere del duo Piccone-Tancredi proprio a Pescara, all'Hotel Duca d'Aosta. Toccherà all'ex commissario della Croce Rossa svelare una volta per tutte le trame che vengono fatte sulle candidature alla presidenza delle quattro Province, che Piccone si è riservato come territorio di caccia. Ieri è toccato a Piccone giustificarsi agli occhi dei vertici romani e dell'opinione pubblica abruzzese, mentre nelle stanze di partito se l'è presa con i presunti delatori, quelli che secondo lui avrebbero raccontato la notizia alla stampa: fedele al principio che l'insulto è legittimo a patto che non finisca sui giornali. Insomma in Abruzzo è cominciata la caccia al traditore, nessuna attenzione viene invece riservata allo scontro, alla guerra di potere, alle accuse che una fetta sempre più consistente del partito lancia al duo Piccone-Tancredi.
Parla di presunta rissa il coordinatore elettorale del Pdl, ridimensiona, minimizza: «La vicenda della presunta rissa fra il sottoscritto e l'On.Maurizio Scelli, sta assumendo toni farseschi al di là della verità dei fatti e della volontà delle persone coinvolte. Premesso infatti che non vi è stato alcuno scontro "fisico" ma soltanto un normalissimo confronto dialtettico sia pure dai toni aspri, devo ritenere che invece vi sia qualche manina che ama rimestare nel torbido confondendo dialettica politica con represse aspirazioni personalistiche». E sul suo disegno di candidare i senatori alla presidenza delle quattro province, fa dietro front: «Non solo non ho mai ipotizzato un mio coinvolgimento diretto per la Presidenza della provincia dell'Aquila, ma anzi trovo una vera follia immaginare per le imminenti amministrative, di candidare nelle 4 provincie abruzzesi o nei principali comuni i parlamentari Pdl, quasi a voler perpetuare una classe dirigente chiusa e inamovibile. Credo infatti che da un lato i parlamentari siano doverosamente già impegnati con il proprio incarico e che sopratuttto le candidature da esprimere debbano invece saper attingere ad energie nuove - che esistono nel Pdl e nelle forze vicine - per una rinnovata azione di governo riformatore, come abbiamo saputo peraltro dimostrare con le ultime regionali». Ma è una smentita che non attacca, in primo luogo perchè la notizia è stata confermata da tre diverse fonti, e in secondo luogo perchè nel Pdl sono tanti i parlamentari che si stanno muovendo per candidarsi nei Comuni e nelle Province dove peraltro non c'è incompatibilità.
Questione di giorni, basterà comunque attendere la fine di marzo e l'elezione dei coordinatori nazionali (presumibilmente La Russa, Bondi e Verdini), per conoscere il nome dell'uomo che sostituirà Pastore e Piccone alla guida del partito: una data che in tanti aspettano con ansia, risse permettendo.

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