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Data: 27/02/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Teramo, Chiodi rinviato a giudizio per la discarica

TERAMO - Quattro ore di arringhe in camera di consiglio e un folto collegio difensivo. Al terzo appuntamento in udienza preliminare per la vicenda della discarica teramana "La Torre" crollata nel 2006, ieri, il gup Marco Billi ha rinviato a giudizio il governatore della Regione Gianni Chiodi e i consiglieri regionali Berardo Rabbuffo (assessore con delega alla discarica nella Giunta Chiodi) e Claudio Ruffini (implicato in quanto ex presidente della Provincia di Teramo). «Il presidente non commenta», è la dichiarazione dell'avvocato, nonché sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale Enrico Mazzarelli. Ieri, però, dei due difensori di Chiodi, presente era solo Mauro Di Dalmazio. «Quella non era la sede per una definizione della questione -è la riflessione personale di Mazzarelli- Si vedrà in sede di battimento. Si tratta, comunque, di un reato contravvenzionale, per cui non c'è molto interesse. Al limite curiosità, perché si sta parlando del presidente della Regione. Si sta dando molta risonanza alla vicenda. La responsabilità del governatore è lontana mille miglia». Ma altrettanto lontano dal Tribunale si è sempre tenuto l'ex sindaco di Teramo, oggi presidente della Giunta regionale, contrariamente a quanto, invece, hanno fatto gli altri imputati che, anche se a fasi alterne, si sono fatti "vedere". L'elenco dei rinviati a giudizio per la vicenda della discarica "La Torre", infatti, è ben più lungo e conta 14 persone tra politici, tecnici ed ex amministratori. Oltre ai tre già citati, a doversi presentare in Tribunale (la prima udienza è stata fissata per il 20 aprile) figurano anche Angelo Sperandio, ex sindaco di Teramo, colui che fece realizzare la discarica nonostante prima di diventare primo cittadino fosse presidente del comitato anti-discarica; Ernino D'Agostino, attuale presidente della Provincia di Teramo; Nicola Di Antonio, responsabile comunale alla discarica; Maria Daniela Marcozzi Rozzi, direttrice dell'Arta provinciale; Maria Pia Gramenzi, responsabile dell'Arta per la discarica; Carlo Taraschi, progettista; Marcello Catalogna, geologo progettista; Roberto Di Giovanni, tecnico della discarica; Ferdinando Di Sanza, dirigente del settore Ambiente ed energia della Provincia; Massimo Di Giacinto, ex dirigente regionale del settore Ambiente, e Franco Gerardini, dirigente del settore Ambiente della Regione. Per tutti le accuse ipotizzate dal pm Valentina D'Agostino vanno dall'attività di gestione dei rifiuti non autorizzata alla deturpazione di bellezze naturali, inquinamento dell'aria, falso materiale, omessa denuncia di reato fino al crollo colposo. Per Chiodi le accuse sono di crollo colposo e utilizzo illegittimo della discarica senza autorizzazione. L'11 marzo si terrà l'abbreviato chiesto e concesso per i tre tecnici, difesi dall'avvocato Guglielmo Marconi. Per Ruffini è stato prescritto il capo d'imputazione che riguarda la gestione della discarica sulla base di atti amministrativi illegittimi. Soddisfatto l'avvocato Tommaso Navarra, della parte civile: «Il disastro del 15 febbraio del 2006 si doveva e si poteva evitare là dove amministratori, politici e tecnici ci avessero dato il minimo ascolto. Si apre la stagione delle responsabilità e noi saremo presenti con la stessa forza e serenità. Quello che è successo deve servire da monito per le scelte future. Non si possono mettere le discariche nei calanchi. I cittadini vanno ascoltati».

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