Scajola: saranno le imprese a individuare i siti, e poi decideremo
ROMA. Cresce fra gli italiani il consenso all'energia nucleare, ma non svanisce la cosidetta sindrome Nimby ("not in my backyard", non nel mio giardino). E' quanto emerge da un sondaggio pubblicato da Panorama. I favorevoli al ritorno al nucleare per un uso civile sono passati dal 40,2% a luglio 2005 al 53,7% a gennaio 2009. Sempre secondo il sondaggio, però, ben il 62,2% non è «per nulla» d'accordo con l'ipotesi di vedere costruire una centrale nucleare nel Comune in cui vive.
E la conferma viene dalla vera e propria alzata di scudi che coinvolge sindaci e presidenti regionali di entrambi gli schieramenti politici, da nord a sud e con poche eccezioni. «Dovrebbero passare sul mio corpo prima di fare una cosa simile», ha scritto per esempio il neo governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci, nella sua pagina su Facebook, all'ipotesi che sia nell'isola, e precisamente nella piana di Oristano-Arborea, uno dei siti che potrebbe ospitare una delle quattro centrali nucleare in Italia previste nell'accordo con la Francia. Sottolineati gli impegni del premier («Berlusconi manterrà la promessa fatta») e le rassicurazioni del ministro Scajola («le scelte saranno fatte d'accordo coi territori»), Cappellacci ricorda che sulla materia c'è un preciso impegno programmatico perchè tutto il territorio della Sardegna sia denuclearizzato.
Tre i paletti irrinunciabili per il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, più possibilista: sicurezza, convenienza e scelta dei cittadini attraverso un referendum. Il governatore siciliano, in un'intervista a Radio Uno, ha ribadito la sua posizione, spiegando che «il nucleare può essere accettato se si avrà certezza della sicurezza, a cominciare dalla gestione delle scorie; convenienza economica e, infine, il pronunciamento positivo dei cittadini con un referendum». Per quanto riguarda gli eventuali siti, Lombardo ha indicato «zone lontane dai centri abitati e vicino al mare, nel Ragusano e Palma di Montechiaro, nell'Agrigentino, dove esiste uno studio fatto in passato dal Cnr».
Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, che riferirà in Parlamento l'11 marzo, ha detto ieri che sui siti per la costruzione di centrali nucleari deciderà «chi fa impresa energetica». Intervenendo a Porta a Porta, ha sottolineato che il disegno di legge per il ritorno al nucleare prevederà «procedure e criteri di carattere morfologico, geografico, impiantistico, di gestione». Poi, per individuare dove costruire le centrali, saranno le imprese ad indicare «il luogo dove sia possibile rispettare» questi criteri. Scajola ha sottolineato che si cercherà il consenso a livello locale, anche con incentivi. E ha indicato che anche la popolazione potrà trarne vantaggi in termini di incentivi «nella bolletta» dell'energia elettrica. Ma se non si dovesse raggiungere il consenso verranno comunque prese decisioni a livello centrale. Chi boccia l'operazione nucleare è il Wwf: Il ritorno all'atomo - sostiene citando un rapporto dell'agenzia Moodys - non permetterà di ridurre la bolletta elettrica degli italiani.