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Data: 28/02/2009
Testata giornalistica: Rassegna.it
La riforma del diritto di sciopero - Via libera del Cdm. Scioperi, arriva la stretta del governo

Approvato il ddl che delega il governo a modificare la disciplina. Il provvedimento, per ora, riguarderà soltanto il settore dei trasporti. Ma entro due anni potrebbe arrivare un Testo unico complessivo. Come cambiano le regole

Sul diritto di sciopero il governo ha mosso il suo primo passo. Ma ne seguiranno altri. Il Consiglio dei ministri del 27 febbraio, infatti, ha sì approvato un disegno di legge delega che riguarda la modifica della disciplina solo nei servizi pubblici essenziali e in particolare nei trasporti. Ma - come riferisce l'agenzia Ansa - le disposizioni finali del provvedimento danno carta bianca all'esecutivo per il varo entro due anni di un Testo Unico. 'Coerentemente agli obiettivi e ai criteri di delega di cui alla presente legge - si legge nel provvedimento - il Governo e' altresi' delegato ad apportare all'ordinamento vigente ogni ulteriore modifica e integrazione, con la possibilita' di redigere, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un testo unico delle disposizioni in materia di diritto di sciopero'.

I trasporti - da molti cittadini vissuti come un settore rissoso - sembrano dunque il passepartout scelto dall'esecutivo per modifiche più generali e allargate. I prossimi mesi ci smentiranno o ci daranno ragione. Nel frattempo restiamo alla cronaca. E cominciamo con l'evidenziare che il ddl approvato oggi dà delega al governo a modificare le regole esclusivamente per il settore dei trasporti. E contiene anche parziali marce indietro: sciopero virtuale e adesione preventiva individuale dei lavoratori agli stop, infatti, sono materie demandate alla contrattazione, sulle quali dunque per il momento il governo non interverrà.

All'uscita del Consiglio dei ministri, il responsabile del Lavoro, Maurizio Sacconi ha precisato alcuni aspetti delle norme contenute nel ddl delega. Innanzitutto, ha sottolineato Sacconi, per ora le regole riguardano esclusivamente il settore dei trasporti "perché è in questo ambito che si sono manifestate criticità", mentre l'adesione preventiva del singolo lavoratore allo sciopero "sarà prevista per via contrattuale o, in assenza di accordo o contratto collettivo, nelle regolamentazioni provvisorie". Almeno con riferimento "a servizi o attività di particolare rilevanza". Allo stesso modo, anche lo sciopero virtuale "sarà disciplinato dalla contrattazione". Il ministro del Lavoro ha poi precisato che questo strumento potrà avere diverse modalità", e in ogni caso "con o senza trattenuta dal salario ci dovrà essere un danno per la controparte". Per quanto riguarda l'adesione preventiva da parte del lavoratore, invece, "è rimessa alle parti sociali".

Ma nel testo c'è di più: "Si potranno sanzionare anche i comportamenti sleali nello sciopero dell'autotrasporto e di forme di lotta di altre categorie che bloccano autostrade o aeroporti e bloccano la circolazione". Oltre all'eventuale sanzione penale già presente, ci sarà anche una sanzione amministrativa. Potrà infatti arrivare fino a 5mila euro la multa per il lavoratore che attuerà lo ?sciopero selvaggio', svolto al di fuori delle regole previste dalla legge o dai contratti. La multa verrà decisa "con riguardo alla gravità dell'infrazione, alle motivazioni e alle modalità dell' astensione, con il pagamento di una somma di denaro da un minimo di 500 euro a un massimo di 5.000 euro". La Commissione di garanzia cercherà poi di "prevenire il formarsi del conflitto che si realizza con lo sciopero", mentre la commissione resta indipendente, scende da 9 a 5 e avrà una sua dotazione organica certa.

Il ddl delega di riforma, poi, prevede che lo sciopero nel settore trasporti potrà essere proclamato dalle associazioni di categoria che rappresentano almeno il 50% dei lavoratori. O, in alternativa, da quelle che raccolgono il 20% dopo l'approvazione di un "referendum preventivo" approvato dal 30% dei lavoratori. La riscossione delle sanzioni per tutti i servizi pubblici essenziali, sarà infine affidata ad Equitalia. 'Nel provvedimento - ha spiegato il ministro - c'e' una unica norma generale riguardante tutti i servizi pubblici essenziali e riguarda le sanzioni. Le sanzioni oggi di fatto non si applicano perché sono attribuite al datore di lavoro". Ma "è ingiusto caricare su di lui questa responsabilità". L'onere della riscossione passa, quindi al pubblico, a Equitalia. "In questo modo - conclude - la sanzione sara' finalmente effettiva".

In ogni caso, ci sono alcuni margini di trattativa ha rassicurato Sacconi: 'Lo strumento del ddl delega servirà non solo per mettere a punto altri dettagli, ma anche come ulteriore strumento di coinvolgimento delle parti sociali', che saranno sentite anche durante la discussione in Parlamento. Il ministro ha poi aggiunto che anche al momento del varo dei decreti legge delegati "la via preferibile è quella contrattuale". Le aperture del governo sembrano confermate anche dalle parole del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, secondo il quale "il dibattito in parlamento potrà migliorare il ddl. 'Spero che la legge delega sia la più larga possibile in modo da dare la possibilità alle parti sociali di intervenire per regolare la materia", ha invece detto da Palermo il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni. Il leader della Cisl, tra l'altro, si dice già "rassicurato": "Mi pare una formulazione abbastanza equilibrata. Va incontro a quello che la Cisl ha richiesto, cioè di circoscrivere solo ai l'intervento trasporti, l'unico comparto dove non c'e' una regolamentazione precisa".

Di tutt'altro avviso è Guglielmo Epifani. "Dalle prime indiscrezioni ci sono cose che nel testo non vanno. Non va l'adesione preventiva dei lavoratori prima di uno sciopero, perché vuol dire poter discriminare la libera scelta del lavoratore e rendere lo sciopero parzialmente inutile. Non va bene inoltre la soglia del 20 per cento per confermare uno sciopero. È come se per un referendum nazionale dovessero votare 20 milioni di persone per poter promuovere un'iniziativa. E ci sono questioni di merito che solo il confronto può determinare", ha detto il leader della Cgil. Per Epifani, "in ogni caso il diritto di sciopero è un diritto di libertà quindi di responsabilità. Bisogna stare attenti quando si interviene in questa materia perché si possono alternare i rapporti di forza che rendono il mondo del lavoro più debole". Il leader sindacale ha poi aggiunto che bisognerà leggere il testo per dare una valutazione. Intanto, afferma, "resto dell'opinione che se si vuole conciliare meglio il diritto alla sicurezza di chi si muove con i diritti dei lavoratori, si possono trovare le soluzioni. Se si vuole ricorrere invece a uno strumento che provi a ridurre uno spazio di libertà del mondo del lavoro, allora a quel punto non saremmo d'accordo".

Quanto al merito, il segretario di Corso d'Italia ha sottolineato che "ci vuole un disegno di legge e non un disegno di legge delega, perché su una materia come questa è meglio non delegare niente a nessuno. Il Parlamento faccia fino in fondo le proprie scelte e prima della sua decisione si trovi la possibilità di una intesa con le parti sociali, con tutte le organizzazioni sindacali sul merito dei provvedimenti che si intendono assumere".

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