Scarso uso anche del bancomat per le piccole spese
PESCARA. I conti dormienti, insieme al silenzio opposto da Luciano D'Alfonso, diventano armi in mano alla procura. Che accusa il sindaco di corruzione per oltre 520mila euro non solo perché a tanto ammontano versamenti e spese con contanti di origine sconosciuta tra il 2003 e il 2006, ma anche perché sui depositi bancari per alcuni mesi non si sono registrati movimenti. Anzi, i pagamenti sarebbero limitati ad appena 50 o 100 euro o addirittura pari a zero.
QUATTRO CONTI. D'Alfonso ha 4 conti in città. «L'entità delle uscite ordinarie», scrive il gip Luca De Ninis nel decreto con cui ha disposto il sequestro preventivo della villa di Lettomanoppello, eseguito dalla squadra mobile due mattine fa, «è incompatibile con le necessità di un nucleo familiare di cinque persone - i coniugi D'Alfonso hanno tre figli - dotato di due autovetture e ben tre abitazioni».
LE MINI SPESE. Il giudice fa degli esempi concreti: nel gennaio 2006 risultano 62,60 euro di spesa; due mesi dopo, 34,78; a settembre dello stesso anno 18,03 «nonostante il viaggio a Santiago de Compostela», specifica il gip. E prima ancora, zero euro a marzo 2005 e ad aprile 2006 «nonostante», aggiunge il giudice, «il viaggio a Malta e a Venezia, pagato da Toto».
CICLONE. E' una circostanza, quella dei conti dormienti, che per la procura riveste un enorme valore, anche perché quegli stessi conti si "risvegliano" proprio all'avvicinarsi della bufera Ciclone, che nel novembre 2006 decapita la giunta di Montesilvano. E' una coincidenza temporale che il gip sottolinea con forza nel provvedimento: «L'andamento del conto», scrive De Ninis, «si normalizza a far data dall'ottobre 2006 e più ancora dal gennaio 2007, quando divengono "ordinari" prelievi e uso del bancomat. Le date sono significative: dall'ottobre 2006 cominciano a diffondersi le voci dell'inchiesta che avrebbe portato all'arresto del sindaco di Montesilvano, del medesimo partito di D'Alfonso», cioè la Margherita, «fino alla fuga di notizie, alla fine del 2006, sull'esistenza di un'indagine (quella sull'urbanistica, ndr) concernente proprio D'Alfonso».
L'INDENNITA'. I tre principali rapporti bancari di conto corrente sono alimentati tramite l'accredito dell'indennità di funzione che, ogni tanto, viene spostata da un conto all'altro. I conti correnti funzionano come depositi in cui i risparmi, accumulandosi, hanno un decremento soltanto quando D'Alfonso esegue pagamenti di importi rilevanti o quando smette di alimentarli con l'accredito dell'indennità.
I TITOLI ESTERI. L'andamento dei conti subisce un mutamento evidente, sostiene ancora il gip, anche nella "formazione" dei soldi: in particolare, un conto corrente comincia a essere alimentato con «cospicue mobilizzazioni di fondi esteri (soprattutto a novembre e dicembre 2006) e con un mutuo dell'importo di 50mila euro erogato il 14 novembre 2006». «Come se D'Alfonso», è la deduzione del gip, «avesse avuto improvvisamente necessità di liquidità che prima, evidentemente, si procurava altrimenti».
Il BANCOMAT. D'Alfonso è titolare di 4 rapporti bancari e di un libretto di deposito alle Poste: ma nel periodo che va dal giugno del 2004 al settembre del 2006, non risultano prelievi di denaro contante per spese ordinarie né viene utilizzato il bancomat. «Anzi», precisano il gip e il pm Gennaro Varone, «non vi è affatto uso del bancomat, se si esclude l'uso del postamat da parte di un congiunto di D'Alfonso per modestissimi importi, a ottobre e novembre 2004».
E allora, si chiede la procura, come faceva D'Alfonso a effettuare le spese ordinarie? Per il gip, non è possibile ricostruire le «uscite monetarie» del sindaco, sintomatico, a suo dire, «dell'esistenza di ingenti, ulteriori e non quantificate provviste ingiustificate di denaro con le quali l'indagato pare avere sostenuto gran parte delle spese ordinarie della propria famiglia».
LE CONSULENZE. Due consulenti tecnici sono stati nominati dal pm per ricostruire il patrimonio di D'Alfonso. I risultati dei periti hanno convinto il magistrato che l'accusa di corruzione è fondata: «D'Alfonso, nel giro di tre anni, ha costruito una villa di importante valore economico; ha acquistato una casa in una zona pregiata della città; ha comprato un autoveicolo lussuoso; ha mantenuto l'abitazione di Francavilla. Le uscite conseguenti al tenore di vita, che tali investimenti e possedimenti attestano e impongono, appaiono del tutto sproporzionate alle entrate dichiarate». Il gip fa sue le conclusioni del pm e aggiunge: «Tale sproporzione è ancor più macroscopica ed evidente se si rapporta il predetto tenore di vita alle uscite effettivamente documentate nel periodo antecedente al 2007, irrisorie e fortemente suggestive dell'esistenza di altre risorse non documentabili». Suggestione che il silenzio opposto da D'Alfonso ha alimentato.
LA CASA E' chiaro, a questo punto, che anche l'acquisto della casa di Salita Zanni, a Pescara, nel 2003, abbia sollevato sospetti nell'accusa al punto che il gip si sbilancia affermando che «la disponibilità di ingenti, ingiustificate provviste di denaro contante, trova ulteriori, gravissimi riscontri negli accertamenti bancari relativi all'acquisto dell'appartamento» dove oggi D'Alfonso risiede e dove, due mattine fa, squadra mobile e polizia postale hanno notificato il sequestro della villa di Lettomanoppello, suscitando la reazione scomposta dell'ex segretario regionale del Pd.
L'INTERROGATORIO. La somma di cui parla il gip ammonta a 129mila euro, ma per capirne il peso bisogna fare un passo indietro. A dicembre scorso quando, ai domiciliari, il sindaco, sottoposto a interrogatorio di garanzia di fronte allo stesso gip, dichiara di avere pagato l'appartamento 150mila euro. Per dare ancora più forza alla sua affermazione, aggiunge di averlo persino fatto stimare dall'imprenditore De Cesaris per essere certo che il prezzo richiesto fosse onesto. Ma gli accertamenti bancari dimostrano che la signora venezuelana che vendette l'immobile ricevette da D'Alfonso altri 129mila euro.
L'appartamento, dunque, venne valutato 279mila euro, una cifra che i consulenti hanno ritenuto congrua con il valore dell'appartamento. I pagamenti vennero effettuati a novembre 2003 in questa maniera: 99mila euro in contanti e altri 30mila in assegni circolari.