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Pescara, 28/04/2026
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Data: 28/02/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Chiodi si difende: «Il processo chiarirà tutto» Bufera sui politici. Rabbuffo: non si fa il bene delle istituzioni. Ruffini: sono estraneo

Discarica crollata, il presidente della Regione rompe il silenzio dopo il rinvio a giudizio

TERAMO. «Sono tranquillo, il processo chiarirà tutto». Il presidente della Regione Gianni Chiodi ha aspettato 24 ore prima di rompere il silenzio sul rinvio a giudizio per il crollo della discarica La Torre. Le accuse, che lo vedono indagato con altri tredici tra amministratori e tecnici, si riferiscono al periodo in cui era sindaco. Proprio a quell'esperienza Chiodi torna con la memoria pochi istanti prima d'inaugurare il nuovo palasport di San Nicolò. «Se in quattro anni e mezzo di guida dell'amministrazione comunale questa è l'unica contestazione che mi viene mossa, sono soddisfatto e sereno», afferma l'ex sindaco.
«Queste cose succedono», dice riferendosi all'inchiesta in cui è incappato, «i sindaci sono chiamati a fare scelte complesse e non hanno capacità tecniche, per questo ci sono persone competenti che forniscono pareri e valutazioni». Chiodi ridimensiona la portata delle accuse che gli sono state mosse dalla procura di Teramo per l'incidente che, tre anni fa, determinò il crollo della discarica La Torre. «Si tratta di un reato contravvenzionale», chiarisce, «uno dei più bassi livelli di responsabilità che può essere contestato in questi casi, sono davvero molto sereno». Con Chiodi sono stati rinviati a giudizio il presidente della Provincia Ernino D'Agostino, i consiglieri regionali Berardo Rabbuffo e Claudio Ruffini, l'ex sindaco di Teramo Angelo Sperandio, Nicola D'Antonio, tecnico del Comune, Massimo Di Giacinto, ex dirigente regionale rifiuti, Franco Gerardini, dirigente regionale rifiuti ed ex parlamentare, Maria Pia Gramenzi, dirigente dell'Arta, Maria Daniela Marcozzi Rozzi, dirigente dell'Arta e Ferdinando Di Sanza, dirigente provinciale ambiente. Rito abbreviato, così come chiesto dalla difesa, per tre tecnici progettisti della discarica: Carlo Taraschi, consigliere provinciale Pdl, Roberto Di Giovanni, e Marcello Catalogna.
RABBUFFO E RUFFINI. Non nasconde la sua amarezza il consigliere regionale del Pdl Berardo Rabbuffo, ex vice sindaco di Teramo. «Dopo tre anni di indagini si poteva provare a differenziare le posizioni», dice Rabbuffo, «credo che in questa maniera non si fa il bene delle istituzioni. Per il resto sono tranquillo, anche se resto deluso. Dopo tre anni pensavo che la mia posizione potesse essere stralciata. Mi ritengo estraneo a qualsiasi condotta penale».
Claudio Ruffini, consigliere regionale del Pd ed ex sindaco di Giulianova, rinviato a giudizio nella sua veste di ex presidente della Provincia sottolinea la sua estraneità ai fatti. «Mi rimetto nelle mani della giustizia», dice, «e che la giustizia faccia il suo corso, convinto come sono della mia estraneità. Torno ad affermare che la mia firma era dovuta perchè l'atto che mi fu presentato era completo dei pareri tecnici regionale, provinciale, comunale e dell'Arta. Qualora non avessi firmato quel provvedimento potevo commettere il reato di omissioni d'atti d'ufficio e avrei creato un problema di igiene pubblica». Il presidente della giunta provinciale Ernino D'Agostino, anche lui tra i rinviati a giudizio, preferisce non rilasciare dichiarazioni.
L'AZIONE POPOLARE. Al processo, fissato per il 20 aprile, ci saranno anche le parti civili. Ammessi i residenti di La Torre, il Wwf e Marco De Luca, un cittadino che ha proposto un'azione popolare in nome e per conto del Comune, chiedendo, qualora ci dovesse essere una condanna, un risarcimento di dieci milioni di euro proprio per conto del Comune. «L'ho fatto per la cittadinanza», dice De Luca, «visto che nessuno dell'amministrazione lo ha fatto. (d.p. e g.d.m)

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