D'Alfonso: «Abbiamo creato fiducia negli investitori»
Dal 2000 fino a oggi la popolazione è aumentata di 6mila residenti in più
PESCARA. È Pescara la locomotiva d'Abruzzo, il «traino» evoluto della regione, con le sue capacità di relazioni, la sostenuta attività edilizia, la presenza di una università importante, un terziario avanzato in forte crescita. L'indicatore di questa vitalità è il Pil, rilevato per la prima volta dal Censis per il Rapporto Pescara 2006, il documento che fotografa lo stato del capoluogo adriatico. Nel quinquennio 2000-2005 il prodotto interno lordo, l'insieme di beni e servizi prodotto in città, è cresciuto del 2,7 per cento. Un risultato inferiore alla media nazionale (3,3% nel 2000-2004, 3,2% nel 2000-2005), ma superiore al dato regionale. Nel periodo 2000-2004, infatti (il dato relativo al 2005 non è disponibile), l'Abruzzo ha registrato una crescita del Pil dello 0,9 per cento rispetto al 2,1 di Pescara, al 3,3 del Paese e al 4,8 del Mezzogiorno. A partire dal 2000, infatti, l'economia abruzzese ha subito un vistoso rallentamento rispetto agli anni Novanta, quando la forte crescita aveva spinto la regione fuori dall'Obiettivo 1 dell'Unione Europea. Pescara, in controtendenza, ha continuato a correre. Il benessere dei cittadini è aumentato: il Pil pro capite era di 20.878 euro nel 2000, di 22.759 nel 2004 (quando la media regionale era 19.110 mila), di 23.591 nel 2005, decisamente superiore ai 20 mila euro della provincia e non lontano dal dato nazionale: 24.132 mila.
Il documento che spiega come cambia la città sarà presentato oggi, alle 18.30, in piazza Italia, di fronte a Palazzo di città. Il terzo rapporto, intitolato «Pescara città in movimento», sarà illustrato, alla presenza del ministro per gli Affari regionali Linda Lanzillotta e del segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, dal direttore generale del Censis Giuseppe Roma, dal sindaco Luciano D'Alfonso e dal presidente del Consiglio comunale Gianni Melilla. «La politica del Comune incide sulla mobilitazione della ricchezza della città» ha detto il sindaco ieri, annunciando che oggi chiederà al ministro Lanzillotta lo sforamento rispetto al patto di stabilità in vista dei Giochi del Mediterraneo 2009. «Dal 2003 a oggi le strutture culturali si sono quintuplicate, il numero di aree verdi è cresciuto fino a un milione di metri quadrati, sono state realizzate strutture per il welfare cittadino: il rapporto serve a rendere intellegibile il nostro lavoro. Noi abbiamo fatto il massimo numero di investimenti in un momento in cui a livello nazionale si registrava la massima contrazione di investimenti, puntando sulla fiscalità locale, coinvolgendo gli imprenditori, le banche». La crescita, secondo D'Alfonso, è dovuta a un circolo virtuoso che ha prodotto fiducia nei cittadini e nelle aziende, generando investimenti. «Gli interventi del Comune hanno spinto i privati a investire» ha sottolineato, «dovunque abbiamo sistemato strade o piazze sono nate nuove attività commerciali. Per richieste di occupazione di suolo pubblico e di patrocini, Pescara è seconda solo a Roma: abbiamo quattro iniziative al giorno, questa è una città in fibrillazione». Ed è una città che cresce: da 2000 al 2005 si è passati da 116 mila abitanti a 122 mila, con una variazione del 4,8 per cento, rispetto al 3,5 della regione. «La provincia di Pescara va configurata come una vera e propria area metropolitana: in questo senso, l'area pescarese rappresenta un unicum in Abruzzo, che va a sostegno della forte "identità direzionale" che, in prospettiva, il capoluogo pescarese deve e può assumere» si legge nel rapporto. I punti di forza sono numerosi: la consolidata vocazione commerciale, le reti di trasporto a medio e lungo raggio, con l'apertura all'Est europeo, l'attività edilizia sostenuta dal processo di riqualificazione urbana, la capacità attrattiva dell'università «Gabriele D'Annunzio» e, soprattutto, il grande sviluppo del settore terziario e commerciale.
Trainante è il terziario avanzato: nel 2001 a Pescara le aziende erano 3.594; nel 2005 a Pescara il numero delle società sale a 4.159, con un aumento percentuale del 15,7. Va ancora meglio in provincia (più 20,9 per cento). «Una crescita più consistente nel pescarese che nel resto della regione» evidenzia il rapporto Censis, rilevando che a nel capoluogo adriatico ha sede il 20,9 per cento degli operatori della new economy della regione. «Appare evidente la vocazione pescarese ad attrarre sul territorio attività innovative e ad alto valore aggiunto», sostiene il rapporto, affermando che la presenza di una nuova classe intellettuale e di ceti creativi, il nuovo volto che la città sta assumendo grazie agli interventi di riqualificazione e il rilancio delle attività culturali «possono sostenere l'ambizione di Pescara di caratterizzarsi come "luogo della contemporaneità" sia in una dimensione provinciale che regionale». Perché questo avvenga, però, la città deve evolversi e diventare «snodo fondamentale di uno sistema di relazioni denso e complesso». Il destino di Pescara, fulcro della città lineare della costa, appare legato a una dimensione sovracomunale, alla capacità di erogare servizi di alto livello vizi non solo amministrativi, ma anche culturali, ricreativi, legati al tempo libero e alla fruizione delle risorse ambientali.