La ditta di Manoppello ha realizzato sette interventi in città per importi mai superiori ai 100mila euro
PESCARA. Lavori frazionati e mascherati sotto altre voci solo per favorire una ditta. Quella che avrebbe realizzato a prezzo di favore la villa di Lettomanoppello di Luciano D'Alfonso, accusato di più episodi di corruzione per un totale di 520mila euro. Questo racconta e denuncia il decreto di sequestro preventivo dell'immobile pagato dal sindaco 320mila euro, almeno 100mila in meno del suo reale valore, secondo il pm Gennaro Varone e il gip Luca De Ninis.
Per tirare su quella villa con materiali di pregio - sostiene l'accusa - la Eredi Cardinale srl di Manoppello ha ottenuto sette lavori in città per un totale di 500mila euro tra l'aprile 2004 e il novembre 2005. La prova della corruzione, secondo la procura, consiste non solo nello scambio di favori, ma anche e soprattutto nel modo in cui sono stati affidati quei lavori, circostanza costata un'accusa di corruzione aggravata anche all'ex direttore dell'area tecnica del Comune Giampiero Leombroni e all'ex dirigente che lo sostituì a partire da settembre del 2005, Vincenzo Cirone, legati a D'Alfonso da «patto fiduciario». Attraverso di loro o agendo personalmente, recita il capo d'imputazione, il sindaco avrebbe orientato il conferimento degli appalti. Vediamoli dunque nel dettaglio quelle sette opere in città.
MARCIAPIEDI. Si tratta dei «lavori di ripristino dei marciapiedi insistenti in alcune aree nella zona riviera nord», come recita la delibera 102 del 26 aprile 2004. La Eredi Cardinale li ottiene da Leombroni con affidamento diretto per 93.500 euro, ma secondo il gip in violazione di legge perché le opere sono state «preordinatamente frazionate» da quelle complessive, pari a un milione e 587mila euro, relative alla «riqualificazione urbana della città Pescara Nord 2002». In questa maniera, sarebbe stato aggirato l'obbligo di indire una gara, necessaria per lavori di importi superiori a 100mila euro. Non solo, ma trattandosi comunque di interventi di importo superiore ai 20mila euro, non si è proceduto neppure a interpellare almeno 5 ditte come prevede la norma.
IMPIANTI ELETTRICI. Il meccanismo dello scorporo dei lavori si ripete, sempre secondo l'accusa, quando Leombroni, con delibera del 9 giugno 2005, procede all'affidamento diretto alla srl di Manoppello della fornitura e posa in opera dell'impiantistica elettrica a largo Mediterraneo per 39.993 euro, interventi frazionati da quelli complessivi, pari a 150mila euro, relativi al completamento anche di piazza I Maggio. Le opere vengono mascherate sotto la voce «lavori in economia», ma le violazioni relative all'obbligo di gara aggirato e al mancato appello di almeno cinque ditte resta.
LUNGOMARE. Anzi, secondo l'accusa, diventa più marcato nella delibera 1199 del 18 novembre 2005, sull'affidamento diretto da parte di Cirone dei «lavori di valorizzazione ambientale lungomare nord-sud e piazza I Maggio» per un importo di 99.494 euro, frazionati da quelli complessivi, pari a un milione e 200mila euro, di «riqualificazione turistica del lungomare nord-sud 1º lotto».
VIA LANCIANO. E' sempre Cirone a procedere all'affidamento diretto, con delibera 1229 del 24 novembre 2005, della «riqualificazione di via Lanciano di Pescara» per 42.013 euro. La violazione è relativa solo al mancato interpello di almeno 5 ditte.
SCUOLA MICHETTI. Analoga contestazione riguarda l'affidamento diretto, tra il 2004 e il 2005, da parte di Cirone dei lavori di manutenzione straordinaria della scuola Michetti per un importo di 54.883 euro.
MARMO DI CARRARA. Torniamo indietro, alla delibera 253 del 27 ottobre 2004. Per l'accusa, con una trattativa privata pilotata alla quale partecipa solo la Eredi Cardinale srl, Leombroni affida la posa in opera del marmo di Carrara per 68.792 euro, scorporandola in modo illegittimo - dice il gip - dalle opere complessive relative alla «sistemazione di piazza I Maggio-area nave di Cascella», approvate per un importo di 350mila euro. Aggirando, dunque, il divieto di trattativa privata per un simile importo.
LARGO MEDITERRANEO. Lo stesso éscamotage, secondo l'accusa, viene adottato da Leombroni per pilotare i lavori di «completamento di largo Mediterraneo» per 96.921 euro con delibera 413 del 10 maggio 2005. L'illecito consiste nell'illegittimo scorporo delle opere principali, dell'importo di 99mila euro, da quelle dell'impiantistica elettrica. A partecipare è solo Eredi Cardinale.
LO SCAMBIO. Non c'è alcun dubbio, per il pm, sull'esistenza di un do ut des tra sindaco e imprenditore: «E' di tutta evidenza», sostiene Gennaro Varone, «che non appena l'impresa ha cominciato i lavori nella villa», cioè nel novembre 2003, «le sono piovute commesse dal Comune di Pescara, spesso artatamente preparate da illeciti frazionamenti delle opere appaltabili, così da aggirare l'obbligo della gara di appalto, e, in molti casi, direttamente assegnate con un disinvolto uso del cottimo fiduciario, vietato per le opere di importo superiore a 20mila euro, in aperta violazione dei più elementari dettami dell'evidenza pubblica».
L'INGERENZA. Il pm dunque, «tenuto conto delle commistioni di interessi tra il sindaco e diversi imprenditori in rapporto con lui (Toto, De Cesaris)», parla di «stile D'Alfonso: chi entra in rapporti con la sua amministrazione deve offrire denaro o utilità, che vengono pretese con disarmante mancanza di senso etico». Leombroni e Cirone «nominati per chiamata diretta, hanno operato perché hanno ricevuto il mandato da D'Alfonso; ne è un riscontro documentale la lettera, sequestrata a Leombroni, in cui quest'ultimo lamenta l'ossessiva ingerenza del sindaco nelle prerogative dei funzionari e dirigenti». Proprio per divergenze con il sindaco, Leombroni - già dipendente della Provincia - si dimette nel luglio 2005, per essere poi assunto dalla Toto spa il 19 giugno 2006.
I LAVORI. In conclusione, gli affidamenti disposti da Cirone, scrive il pm, «sono platealmente illegali perché non preceduti da alcuna gara, neppure informale». Quelli di Leombroni «sono preparati da una preordinata suddivisione del prezzo di appalto come nel caso di piazza I Maggio, in cui l'artificiosità dello scorporo appare lampante; o nel caso di largo Mediterraneo, per i quali Leombroni nasconde, dietro la voce "lavori in economia", quelli di fornitura e posa in opera dell'impiantistica elettrica, che il funzionario ha l'impudenza di definire "imprevisti e imprevedibili"». Le due gare esperite da Leombroni «sono pilotate, con un'unica offerta di Eredi Cardinale: ciò non sorprende, se si guarda quali ditte siano state invitate, tutte comprese nel noto elenco Dezio, quello delle tangenti».