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Pescara, 28/04/2026
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02/03/2009
Il Messaggero
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«L'assegno di disoccupazione non è sostenibile» Berlusconi: costerebbe l'1,5% del Pil, non ce lo possiamo permettere. Franceschini: risorse dalla lotta all'evasione |
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ROMA - «L'assegno di disoccupazione non è sostenibile, ci costerebbe 1,5 punti di Pil». Dal vertice dell'Ue a Bruxelles, Silvio Berlusconi stronca sul nascere l'idea lanciata dal neo segretario del Pd Dario Franceschini. Dopo il no alla disponibilità del leader del maggior partito di opposizione a votare un decreto che dia un assegno mensile a chi ha perso il lavoro, tra governo e Pd è di nuovo scontro. «L'esecutivo - ha spiegato Berlusconi - vorrebbe fare ancora di più, ma noi viviamo in Europa e abbiamo quindi vincoli europei. Abbiamo un debito troppo alto». Di più, ha aggiunto e spiegato il premier dilungandosi sul tema, «ci sarebbe un ulteriore innalzamento del debito pubblico il che comporterebbe che non ci siano risposte alla nostra emissione di titoli pubblici se il nostro debito fosse troppo alto». Nello scontro è intervenuto anche il presidente dell'Udc Pier Ferdinando Casini, che ha accusato Franceschini di aver fatto «uno spot pubblicitario» ma, al tempo stesso, ha criticato il premier che «sa dove andare a prendere le risorse ma non ha coraggio di metter mano alla riforma delle pensioni». Franceschini, che già in mattinata era stato criticato da esponenti del Pdl, non ha accettato il niet berlusconiano e ha sostenuto che i soldi per l'assegno possono venire «soprattutto dalla lotta all'evasione fiscale che si stima sia intorno ai 110 miliardi». Un segretario democrat all'attacco che alla trasmissione "Che tempo che fa" di Fabio Fazio cavalca un cavallo di battaglia caro alla sinistra: la scarsa propensione del governo Berlusconi a perseguire gli evasori fiscali. «Da quando hanno iniziato a governare loro, gli studi dicono che è aumentata di 7-8 miliardi», accusa Franceschini che ritiene «sufficiente recuperare il 10% dell'evasione per finanziare queste cose». «Perdere il voto di qualche evasore non ci interessa», ha chiosato. Il pensiero è poi andato alle elezioni europee, e anche qui avvertimento anti-Berlusconi: «Se vincesse ancora lui quel che avverrebbe il giorno dopo potrebbe preoccupare tutti». Sul tema delle misure anticrisi, a conforto delle posizioni dei due duellanti, sono interventi, in serata, esponenti di entrambi i poli. Anche l'esortazione del Pontefice all'Angelus a considerare «una priorità tutelare i lavoratori» è stata al centro dei commenti. Il saluto papale ai lavoratori dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco, presenti a Piazza San Pietro, è stato apprezzato negli ambienti del Pd dove la replica berlusconiana è considerata «sulla difensiva». Dal Pdl, Fabrizio Cicchitto ha definito «del tutto condivisibile» l'appello di Benedetto XVI ricordando, però, che «occorre fare i conti con il nodo della spesa pubblica». Bordate contro il segretario del Pd sono venute, tra gli altri, dal portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone: «La lotta all'evasione è una sortita demagogica, virtuale»; dal vicepresidente del Pdl alla Camera Osvaldo Napoli: «E' tutto fumo negli occhi, la gente capisce, non è fessa». Pierluigi Bersani ha respinto le accuse di demagogia ricordando che il Pd ha presentato «un progetto di manovra economica che indica risorse e coperture», mentre Beppe Fioroni ha invitato il governo a mettere nel decreto sull'auto gli ammortizzatori sociali per i precari della scuola. E Cesare Damiano, fresco di nomina come responsabile lavoro del Pd, dice che «il governo sbaglia a sottovalutare la proposta del segretario Pd sugli ammortizzatori sociali che non è distribuita a pioggia ma collegata all'accettazione di eventuali proposte di reimpiego offerte al lavoratore disoccupato».
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