La squadra mobile di Pescara chiede tempo alla procura della Repubblica. Ci sono almeno altri due filoni da esplorare, nell'indagine sull'ex primo cittadino di Pescara Luciano D'Alfonso, arrestato il 15 dicembre per un giro di presunte tangenti collegate all'attività di sindaco di Pescara. Dopo la svolta di martedì, con il sequestro della villa di D'Alfonso a Lettomanoppello, edificata secondo l'ipotesi accusatoria con un generoso sconto da un costruttore della zona in rapporti di affari con il Comune, altre piste restano da esplorare prima di dichiarare definito il perimetro delle accuse contro l'uomo simbolo del centrosinistra abruzzese. Il nuovo scenario, suggerito da alcune risultanze investigative e da una serie di testimonianze raccolte dagli investigatori nel corso degli ultimi giorni, abbraccia sia il filone patrimoniale, sia quello di interessi economici riconducibili a D'Alfonso e ad altri esponenti di spicco della ex Margherita, già sotto inchiesta per altri fatti.
Una vera svolta, soprattutto il secondo capitolo, alimentato da fonti testimoniali, giudicate dalla mobile attendibili al punto da meritare un'attenta attività di verifica. Al setaccio, in questi giorni, tutte le piste che potrebbero ricondurre a D'Alfonso e ad altri esponenti politici della scena pescarese, investimenti immobiliari e interessi economici di altra natura in Italia e all'estero. Uno scenario parzialmente abbozzato dall'ordinanza di custodia agli arresti domiciliari di dicembre, ma che negli ultimi giorni avrebbe assunto contorni più precisi. Allo stesso tempo, gli investigatori della polizia non mollano la cosiddetta pista patrimoniale, alla ricerca di altre prove delle dazioni degli imprenditori del cosiddetto "elenco Dezio". Si tratta, secondo l'ipotesi del Pm Varone, di un ristretto "club" di aziende, da colossi come Toto e Di Vincenzo a realtà più piccole, che durante i sei anni scarsi dell'esperienza D'Alfonso avrebbe in sostanza monopolizzato appalti e commesse del Comune di Pescara. Giorni decisivi, prima della chiusura ufficiale delle indagini, con la prevedibile richiesta di rinvio a giudizio di Luciano D'Alfonso e dei suoi presunti complici.