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Data: 03/03/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pensioni, per le donne impiegate di Stato verso un aumento graduale fino a 65 anni

Tecnici al lavoro per preparare una bozza da sottoporre all'esame di Bruxelles

ROMA Portare l'età pensionabile di vecchiaia delle donne a 65 anni, nella pubblica amministrazione (ad oggi fissata a 60 anni), parificandola così a quella degli uomini, con un innalzamento obbligatorio ma graduale. Sarebbe questa la linea su cui si è concentrato il lavoro dei tecnici chiamati a indicare l'ipotesi per adeguarsi alla sentenza della Corte di giustizia europea, dello scorso 13 novembre, che ha condannato l'Italia sulla disparità di pensionamento tra uomini e donne nel pubblico impiego. Entro metà settimana, secondo quanto si apprende, la bozza sarà oggetto di un parere tecnico informale di Bruxelles.
La bozza normativa prevedrebbe, a meno di nuovi ritocchi, l'aumento graduale dell'età di pensione per le dipendenti pubbliche sino a 65 anni: a partire dal primo gennaio del 2010, con lo scatto in avanti del requisito di un anno ogni 24 mesi, raggiungendo così l'effettiva parificazione nel 2018 (quando si arriverebbe ai 65 anni anche per le donne). Lo strumento legislativo potrebbe poi essere rappresentato dal disegno di legge comunitaria, ora al Senato.
A decorrere dal primo gennaio 2010, si legge nella bozza della norma, per le lavoratrici pubbliche, «il requisito di età per il conseguimento del trattamento pensionistico di vecchiaia» e «il requisito anagrafico» sono «incrementati di un anno». Tale età è «ulteriormente incrementata di un anno, a decorrere dal primo gennaio 2012, nonchè di un ulteriore anno per ogni biennio successivo, fino al raggiungimento dell'età di 65 anni». Le dipendenti pubbliche che, intanto, entro la fine dell'anno maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia mantengono il diritto con la possibilità di chiederne la certificazione.
Nella relazione della commissione di studio sulla parificazione dell'età pensionabile, istituita dal ministro della P.a., Renato Brunetta, (pubblicata on-line), invece, tra gli scenari astrattamente possibili viene indicato un intervento non dissimile di innalzamento graduale. In particolare, «una simulazione ipotizza che l'aumento avvenga a partire dal secondo semestre del 2009, al ritmo di un anno in più ogni 18 mesi, fino a raggiungere i 65 anni nel mese di luglio del 2015». Tuttavia, sottolinea la stessa commissione, «per ragioni sia di equità orizzontale sia di efficienza macroeconomica», le soluzioni porrebbero il «problema della necessaria equiparazione delle età pensionabili di vecchiaia (maschili e femminili) fra il settore pubblico e quello privato».
Intanto, secondo la bozza del decreto legge sulla pubblica amministrazione che il governo potrebbe varare al prossmo Consiglio dei ministri, varranno anche i contributi figurativi per arrivare al tetto dell'anzianità massima contributiva fissato a 40 anni oltre i quali sarà «obbligatorio» andare in pensione.


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