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Data: 04/03/2009
Testata giornalistica: Rassegna.it
Donne in pensione a 65 anni - Pensioni, dal 2010 sale l'età delle donne. Dal 2018 a 65 anni

Una bozza del governo - già inviata, o di prossimo invio, alla Commissione europea - prevede l'aumento graduale dell'età pensionabile delle donne nella pubblica amministrazione di un anno per ogni biennio, per parificarla così a quella degli uomini. Ne dà notizia l'Ansa. La novità entrerebbe in vigore a partire dal 2010, per poi arrivare a quota 65 anni nel 2018. Il testo è composto di un solo articolo di legge dal titolo "Elevazione dell'età pensionabile per le dipendenti pubbliche", che secondo le previsioni dovrebbe essere inserito con un emendamento al disegno di legge comunitaria all'esame delle commissioni in Senato.

L'articolo sostituisce dal 2010 quanto previsto dalla legge 335 dell'8 agosto 1995 (articolo 2, comma 21). Così si legge nel testo diffuso dalle agenzie: "A decorrere dal primo gennaio 2010 per le lavoratrici iscritte alle forme esclusive dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti, il requisito di età per il conseguimento del trattamento pensionistico di vecchiaia (...) e il requisito anagrafico (...) sono incrementati di un anno". Ma poi si prevede un ulteriore incremento: "Tale età è ulteriormente incrementata di un anno, a decorrere dal primo gennaio 2012, nonché di un ulteriore anno per ogni biennio successivo fino al raggiungimento dell'età di 65 anni". Ciò significa che nel 2018 l'età pensionabile delle donne nella P.A. sarà elevata a 65 anni.

La norma prevede comunque che 'restano ferme la disciplina vigente in materia di decorrenza del trattamento pensionistico e le disposizioni vigenti relative a specifici ordinamenti che prevedono requisiti anagrafici più elevati, nonché le disposizioni di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 30 aprile 1997, n.165. Le lavoratrici di cui al presente comma - si legge poi nell'articolo - che abbiano maturato entro il 31 dicembre 2009 i requisiti di età e di anzianità contributiva previsti dalla normativa vigente prima della entrata in vigore della presente disposizione, ai fini del diritto all'accesso al trattamento pensionistico di vecchiaia conseguono il diritto alla prestazione pensionistica secondo la predetta normativa e possono chiedere all'ente di appartenenza la certificazione di tale diritto".

Un inaccettabile accanimento contro le donne nascosto dietro l'ipocrisia della cosiddetta gradualità". È quanto afferma la segretaria confederale della Cgil, Morena Piccinini, in merito all'ipotesi dell'innalzamento dell'età pensionabile delle donne nella Pubblica amministrazione. "È veramente assurdo e paradossale - aggiunge - pensare ad un aumento dell'età pensionabile delle donne in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo. Prima di pensare ad una parificazione sarebbe invece giusto parificare altre questioni, a partire dall'occupazione, dalle retribuzioni, dal lavoro". Per Piccinini, "il governo continua a sollecitare pareri di esponenti europei per trovare alibi alla propria idea di fare cassa sulla pelle delle donne. Per altro è dimostrato che il risparmio sulla spesa pensionistica sarebbe irrisorio, dato il basso numero di donne pubbliche dipendenti che già ora accedono al pensionamento di sessant'anni. Ma sarebbe rilevantissimo il risparmio sulla indennità di buona uscita, il che significa che il governo si appropria in modo indebito di competenze già maturate e che dovrebbero essere nella piena disponibilità di quelle lavoratrici". La segretaria confederale della Cgil ritiene poi essere "una finzione inaccettabile l'affermazione che questi provvedimenti riguarderebbero solo il settore pubblico, dal momento che quell'aumento si trasmetterebbe inevitabilmente anche alle lavoratrici del settore privato provocando un effetto dirompente sul piano della occupabilità delle donne". "Il problema vero - continua - è che il Governo usa la crisi per ridisegnare e comprimere tutto lo stato sociale e ridurre i diritti dei soggetti più esposti nel mercato del lavoro. L'applicazione della sentenza della Corte di Giustizia europea - conclude Piccinini - è solo una patetica scusa, la questione vera è: tagli, tagli e ancora tagli".

In giornata il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, aveva annunciato una novità "di origine parlamentare" in materia. 'Il governo - spiegava il ministro - e' intenzionato a ottemperare' alla sentenza della Corte di giustizia europea sulla parificazione dell'età pensionabile nel pubblico impiego. 'Il percorso e' quello della commissione di recepimento delle direttive Ue. Penso che gia' nei prossimi giorni, settimane, ci sara' una novita' di origine parlamentare in quella sede, che il governo valutera' con grande attenzione'. La bozza diffusa dalle agenzie, però, è a firma del governo, il che smentisce in qualche modo il percorso parlamentare indicato da Brunetta. Il ministro eppure spiegava: "Abbiamo lavorato in queste settimane, la commissione e' sensibile su questo tema e sta elaborando in autonomia una ipotesi di soluzione, il governo - ha concluso - guarda con grande attenzione a questa ipotesi'.

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