Almeno la metà sono lavoratori della scuola «È l'unico governo al mondo che licenzia durante una crisi di queste proporzioni»
ROMA. Il governo, denuncia la Cgil, sta per lasciare a casa 400 mila precari della pubblica amministrazione, di cui almeno la metà della scuola. «E' l'unico governo al mondo che licenzia durante una crisi così grave», sottolinea il sindacato di Epifani diffondendo, dopo averli elaborati, i dati presenti nel Conto annuale della Ragioneria dello Stato. E con un decreto legge il governo vuole bloccare la stabilizzazione dei dipendenti «flessibili» del comparto.
Ai 112.489 occupati a tempo determinato e ai 25.213 lavoratori socialmente utili, si aggiungono, secondo i dati Cgil, 80 mila contratti a progetto per un totale, esclusa la scuola, di 200 mila unità. A queste si devono sommare 130mila docenti e 75 milanon docenti. Nel conteggio non sono considerati i circa 100 mila tirocinanti, stagisti e borsisti.
Una catastrofe occupazionale che la Cgil denuncia e respinge con forza. L'ipotizzata discussione venerdì in consiglio dei ministri per varare il decreto legge è saltata e la categoria ha organizzato comunque un sit-in in piazza Montecitorio per chiedere al governo di ripristinare i meccanismi di stabilizzazione o di prorogare i contratti a tempo determinato.
Il sindacato ha calcolato che non meno di 30 mila dei precari della scuola perderanno il posto già nel 2009, mentre per quelli degli altri comparti del pubblico impiego la stabilizzazione si allontana almeno fino al 2012. Il posto fisso svanirà per i 60 mila che rientravano nelle regole fissate per la stabilizzazione dal governo Prodi (almeno tre anni di lavoro nella pubblica amministrazione) mentre per altri 50 mila che avevano lavorato per meno tempo c'è il rischio di perdere il posto grazie al decreto legge Tremonti che ha bloccato i rinnovi contrattuali per tre anni.
«E' inconcepibile - protesta Carlo Podda, segretario gnerale della Fp-Cgil - che proprio lo Stato, in una fase in cui sul versante del lavoro privato si tenta da più parti di contenere i licenziamenti e di estendere le tutele a tutti quei lavoratori che oggi ne sono sprovvisti, licenzi di fatto 60 mila lavoratori totalmente privi di ammortizzatori già a luglio 2009 su una platea di 500 mila coinvolti dallo stop alle stabilizzazioni nell'arco dei prossimi tre anni». Podda accusa il governo di essere «il peggior datore di lavoro licenziando lavoratori totalmente sprovvisti di ammortizzatori sociali».
L'allarme della Cgil è stato raccolto dall'opposizione. A partire da Dario Franceschini secondo cui il governo con una mano concede ammortizzatori e dall'altra licenzia i precari. Linda Lanzillotta del Pd chiede al governo «di fermarsi e di riflettere prima di licenziare in tronco più di 60 mila persone». Argomento ripreso dall'ex ministro Cesare Damiano che appoggia la moratoria sui licenziamenti proposta dal segretario Uil Angeletti. Per Baratta, segretario confederale della Cisl, il ministro dovrebbe convocare subito le parti sociali. Gianni Pagliarini del Pdci accusa il governo di «negare il futuro ai precari» e il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa parla di una «scelta infausta» che mette in ginocchio le famiglie.
Il ministro Brunetta risponde che nel prossimo consiglio dei ministri «non mi pare che ci sia alcun decreto», poi accusa: «andate a chiedere conto all'ex ministro Damiano e al governo Prodi che sono all'origine di tutto ciò». Infine parla di «ignobile speculazione» e ridimensiona le cifre fornite dalla Cgil annunciando un monitoraggio sui precari nella pubblica amministrazione per poi predisporre delle norme di regolarizzazione solo per chi ne ha diritto attraverso concorsi «entro l'anno o anche prima».