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Pescara, 28/04/2026
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Data: 04/03/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
La Cgil: 400 mila precari a rischio. Brunetta: invenzioni. Il ministro: nessun decreto in vista. Il sindacato: 200 mila posti in pericolo solo nella scuola

ROMA La Cgil lancia l'allarme: sono 400.000 i precari della pubblica amministrazione che potrebbero perdere il posto di lavoro con il decreto che blocca la stabilizzazione dei lavoratori flessibili, la metà impegnati nella scuola. Ai 112.489 occupati a tempo determinato e ai 25.213 lavoratori socialmente utili, si aggiungeranno gli 80.000 contratti a progetto per un totale, scuola esclusa, di oltre 200.000 unità. A questi si aggiungerebbero 130.000 docenti e 75.000 lavoratori non docenti. Immediata la smentita del ministro per la Funzione Pubblica: «Chi dice 100-200-400 mila precari, si inventa i numeri», dichiara secco Renato Brunetta, «io sono una persona seria e non do numeri. Se i numeri della Cgil sono simili a quelli della partecipazione agli scioperi, allora siamo tranquilli. Se il coefficiente è 10 allora siamo intorno alla cifra di 40 mila».
Nessuno stop alla stabilizzazione dei precari pubblici, assicura dunque il ministro, tanto meno per decreto nel prossimo Consiglio dei ministri come pure si era sentito dire in queste ore. «I concorsi necessari per l'assunzione», aggiunge anzi Brunetta, «si possono realizzare nell'arco di un anno». E in attesa di questi, continua, «non c'è alcun problema a prorogare i contratti per quelli atipici che possono sostenere il concorso». Intanto il Pd esulta, e con Cesare Damiano parla di «retromarcia» del governo.
Oggi pomeriggio (Palazzo Chigi, ore 17,30) vertice governo-parti sociali su un ordine del giorno, generico: «politiche economiche e sociali di mercato». In pratica, gli interventi anti-crisi. Si sa che i sindacati e la Confindustria insisteranno nel chiedere all'esecutivo tempi rapidi per l'utilizzazione delle risorse disponibili. In particolare degli otto miliardi stanziati per gli ammortizzatori sociali. Emma Marcegaglia continua a ripetere che quei soldi vanno distribuiti subito e non tra mesi perchè l'emergenza è sotto gli occhi di tutti. Un concetto che fa suo anche il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che oggi chiederà anche che il governo individui le quattro-cinque opere infrastrutturali sulle quali spendere i soldi che restano in cassa. Perchè il rischio, secondo la Cisl, è che gli otto miliardi vengano spesi soltanto per tutelare chi perde il lavoro e che per le infrastrutture non ci sia più un euro. Un dubbio che in via Po sarebbe stato accreditato dallo slittamento della riunione del Cipe, fissata per venerdì scorso e che, probabilmente, si farà venerdì prossimo. Il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, ha sempre garantito che ci sono oltre 16 miliardi, Confindustria sostiene che quelli effettivamente disponibili siano molti, ma molti meno.
Si sa anche come la pensa Guglielmo Epifani: «Le risposte del governo non sono assolutamente adeguate. Bisogna riprendere con forza la lotta all'evasione fiscale, che è uno dei grandi temi dimenticati, anche perchè nei momenti di crisi l'economia tende al sommerso. L'altro tema di cui non si parla più è la condizione degli anziani e pensionati che coinvolge migliaia di persone». Serve, quindi, una risposta forte che sia però anche costruttiva. La Cgil ha confermato la serie di scioperi che culminerà ad aprile con una manifestazione nazionale. Evidentemente il leader della confederazione di corso d'Italia oggi pomeriggio confermerà le critiche nei confronti dell'esecutivo. Il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, punterà su due argomenti. Il primo è una domanda: «Quanti soldi il governo ha speso e quanti ne spenderà il prossimo mese?». Poi una proposta: una moratoria sui licenziamenti collettivi, almeno per il 2009, e un impegno a rinnovare tutti i contratti a tempo determinato.


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