ROMA - «Demagogia, è solo demagogia». Rientrato a notte tarda dal tour internazionale, Silvio Berlusconi ha trascorso la giornata di ieri facendo il punto con i suoi sulle elezioni amministrative e sull'appuntamento congressuale di fine mese del Pdl. A pranzo con Sandro Bondi e Paolo Bonaiuti, e poi incontrando Ignazio La Russa, il Cavaliere ha però trovato occasione per parlare anche del pressing avviato dal Pd sull'assegno di disoccupazione. Nei ragionamenti del premier hanno fatto breccia le motivazioni messe nero su bianco dai suoi collaboratori sui costi (24 miliardi) e su quel punto e mezzo di pil che servirebbe per poter dare a tutti coloro che rimangono senza lavoro, precari compresi, una somma che si aggirerebbe sugli ottocento euro al mese.
Anche stavolta, come in altre occasioni, il Cavaliere sembra essersi convinto della ormai usuale motivazione che viene addotta ogni qual volta si palesa una nuova spesa: non ci sono i soldi e in questo momento la credibilità del bilancio pubblico sui mercati vale più di qualunque spesa aggiuntiva.
Resta però nel Cavaliere il rovello su quale misure si possono mettere in campo per dare fiducia al Paese e mentre i suoi ministri scalpitano e continuano a disputarsi i fondi del Cipe, il premier guarda con preoccupazioni le "saldature" che il nuovo segretario del Pd Franceschini, è riuscito a spuntare sulla sua proposta e il dibattito che si è avviato anche su una nuova possibile riforma delle pensioni. Con accenti diversi e motivazioni differenti, sindacati e Confindustria non hanno scartato la proposta e ieri sulla mancata stabilizzazione dei precari del pubblico impiego Cgil, Cisl e Uil si sono ritrovati dopo mesi di freddo.
Non sono stati certo i trattori degli agricoltori ad Arcore a spingere ieri mattina il premier a fare rotta su Roma, ma il timore che si avveri ciò che lo stesso ministro dell'Economia Tremonti prevede da qualche tempo, non gli permette di dormire sonni tranquilli: «La crisi sarà durissima, c'è il rischio della piazza». Ora che il Pd di Franceschini si è messo a cavalcare la piazza, per il premier non solo crescono i rischi, ma la crisi potrebbe ancor più avvitarsi e i consumi risentire del clima pessimista al quale contribuisce l'opposizione.
Nei ragionamenti fatti dal premier ieri nel chiuso di palazzo Grazioli, i passaggi organizzativi in vista del congresso del Pdl, si sono intrecciati alle ragioni di una crisi economica che fatica a sciogliersi e che nel nostro Paese sconta l'alto debito pubblico. La preoccupazione che l'appuntamento congressuale del Pdl alla nuova Fiera di Roma possa trasformarsi in una calamita per proteste e manifestazioni, comincia a serpeggiare a via dell'Umiltà, ormai sede riconosciuta del nuovo partito.
Berlusconi si muove quindi con cautela e per ora non sembra voler rifiutare il dibattito parlamentare sulla crisi che chiedono le opposizioni, anche perchè il peggioramento delle stime internazionali, ieri quella dell'Ocse, rendono sempre più debole l'accusa all'opposizione di giocare con carte truccate proponendo sussidi dai costi insopportabili.