PESCARA - La terza è di quelle che lasciano il segno. Impareggiabile nell'arte sottile di attaccare senza lasciare il segno, Giuseppe Tagliente scrive a Gianni Chiodi la sua terza lettera aperta. Infarcita di consigli, ragionamenti e valutazioni che servono solo a infiorettare le accuse, dalle trenta righe scritte ieri pomeriggio emerge un giudizio netto sull'operato del nuovo presidente: impreparato, gli dice con un sornione giro di parole, inconcludente e parolaio. E alla fine lo mette con le spalle al muro, sfidando il governatore sul terreno che più lo appassiona, rilanciando su un tema sul quale Chiodi aveva basato la sua campagna elettorale: il taglio delle indennità. «Perchè non destinare una quota delle indennità di consiglieri, assessori e presidenti, almeno mille euro a testa, per la costituzione di un fondo sul bilancio 2009 destinato all'assunzione (anche a termine) dei precari?». Cinquantamila euro mensili per un anno sono una cifra significativa, scrive subdolo Tagliente ben consapevole di andare a stuzzicare un nervo scoperto dei consiglieri che di ridursi le indennità proprio non vogliono sentire parlare, «che dimostrerebbe anche nei fatti una sensibilità del centrodestra nei confronti di un problema che rischia di trascinarsi a lungo senza soluzione».
Anche nei fatti, quindi. E non solo a parole, «o assicurazioni generiche e contraddittorie»: è questa l'accusa che il consigliere di "Rialzati Abruzzo" rivolge a Chiodi nella prima parte della lettera impegnata a criticare il rinvio dello spoil system, da lui votata «per spirito di appartenenza». Un rinvio che rischia di dare all'opinione pubblica «un'immagine di impreparazione che non giova a questa maggioranza e a te, che pure avevi promesso in campagna elettorale di voler dare risposte rapide e immediate». Il resto è una sequela elegante di accuse: Chiodi per Tagliente è «incapace di fornire proposte percorribili», «non ha trovato la quadra» rispetto alla gestione degli enti, «non ha chiaro il quadro istituzionale, nè ha chiara un'ipotesi alternativa». Insomma il rinvio dello spoil system è solo un «furbesco traccheggiamento che rischia di far tagliare il traguardo dei primi cento giorni con un nulla di fatto o quasi». Conclude con un appello Tagliente, «cerca dunque, caro Chiodi, di fare in fretta e con atti concludenti quel che "avevi promesso allor"». Soprattutto sul precariato.