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Data: 05/03/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Donne in pensione a 65 anni - Frenata del governo. Cgil e Cisl contro il piano per le dipendenti statali. Il ministro: «Niente di deciso»

Epifani: le lavoratrici pagherebbero 3 volte i costi della crisi

ROMA. Parziale retromarcia del governo sull'innalzamento dell'età pensionabile delle donne a 65 anni, bocciata senza appello da Cgil e Cisl. Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, smentisce la notizia che il governo avrebbe inviato a Bruxelles un emendamento che equiparerebbe l'età della pensione per uomini e donne, almeno nel pubblico impiego, come richiesto esplicitamente dalla Commissione europea all'Italia. «Non abbiamo ancora deciso niente», assicura il ministro, «del tema se ne discuterà al Consiglio dei ministri» e non c'è ancora nulla di prestabilito. Quanto al coinvolgimento delle parti sociali, il ministro del Lavoro promette di aprire un «tavolo ad hoc» non appena sarà chiaro il «qual è il margine, lo spazio di manovra che la sentenza della Corte Ue ci consente».
Sacconi invita inoltre a non aggiungere «in un contesto di crisi sociale incertezza e incertezza». Parole rassicuranti che non bastano a tacitare le preoccupazioni di Raffaele Bonanni e Guglielmo Epifani, compatti nel no all'ipotesi di innalzare l'età della pensione alle donne, sulla quale al contrario la Uil si dice pronta a trattare suggerendo la possibilità che l'uscita rinviata dal lavoro sia su base volontaria.
«Non siamo d'accordo per ragioni di metodo e di merito: per la Cisl è inammissibile che su un tema delicato come le pensioni il governo abbia deciso unilateralmente, senza aprire un confronto con il sindacato come si è sempre fatto per tutti gli interventi sulla previdenza», attacca il segretario della Cisl.
Quanto al merito, il leader del secondo sindacato italiano denuncia che si tratta «di una scelta sbagliata che ci riporta indietro negli anni, introducendo criteri di accesso differenziati alla pensione di vecchiaia per le lavoratrici pubbliche rispetto a quelle private».
Va giù duro anche Epifani. Il segretario della Cgil apprezza le parole di Bonanni e avverte: «È un momento di crisi e innalzare l'età pensionabile in questa fase, proposta che per ora riguarda il settore pubblico ma non è escluso possa essere estesa anche al privato, vuol dire caricare i costi della crisi due volte sul mondo del lavoro e tre volte sulle donne lavoratrici». Epifani ricorda come un anno fa sia già stata innalzata l'età della pensione. «Non si può cambiare la legge sulla previdenza ogni anno: se ci si deve mettere nell'ottica di lavorare sull'età pensionabile bisogna lavorare sulla flessibilità, come era la vecchia riforma Dini, stabilendo un'età minima e una massima».
Se Sacconi frena nella maggioranza, sono molti gli esponenti che chiedono a gran voce di far lavorare di più le donne. A partire dal portavoce del Pdl, Daniele Capezzone e dal vicecapogruppo dei senatori Gaetano Quagliarello. Per entrambi si tratterebbe di «un atto dovuto e un modo per adeguarsi alle richieste dell'Europa».
Anche Confindustria è sulla stessa lunghezza d'onda. Emma Marcegaglia invita il governo a rompere gli indugi e mettere mano alle riforme strutturali togliendio le «incrostazioni» del sistema Italia. Di tutt'altro parere è Dario Franceschini. Il segretario del Pd è contrario alla proposta, salvo che sia su base volontaria. «Non si può pensare che le donne siano le prime a pagare per il riequilibrio delle pensioni», avverte.

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