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Data: 05/03/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Consumi giù del 4,6 per cento. Male auto e abbigliamento, cedono alimentari e tabacchi Bankitalia prevede un ulteriore arretramento del Pil del 2,6%

ROMA. Crollano i consumi del 4,6% mentre la Banca d'Italia stima un'ulteriore caduta per quest'anno del Pil dal 2% (prevista dallo stesso istituto) al 2,6%. Per l'economia italiana il 2009 è cominciato male e proseguirà peggio con prospettive di lieve recupero solo nel 2010. L'Indicatore della Confcommercio ha segnalato, infatti, una riduzione del 4,6% dei consumi nel mese di gennaio, un dato che rappresenta il terzo peggior risultato da un anno a questa parte e la dodicesima variazione negativa dal gennaio 2008. Il crollo è vistoso nel settore della mobilità, nel comparto dell'abbigliamento (i saldi non si sono fatti sentire) e nella domanda di beni e servizi per la casa. Pessimista la valutazione di Confcommercio.
È un dato «decisamente più negativo rispetto a quanto registrato a dicembre e conferma come i consumi non traggano nemmeno benefici dal rallentamento dell'inflazione. Il dato dell'ultimo mese risulta peraltro significativmente peggiore rispetto a quanto registrato nello stesso periodo del 2008, cioè un -1,1%». Il crollo di gennaio è originato, prosegue la Confcommercio, «da una flessione particolarmente accentuata della domanda relativa ai beni (-6,4%), a cui si è associata, per il terzo mese consecutivo una riduzione della domanda per i servizi (-0,3%)». I prezzi al consumo «hanno evidenziato una tendenza al rientro» per la riduzione dei prezzi delle materie prime. Rispetto al mese di dicembre, il rallentamento più sensibile ha interessato il settore degli alimentari, bevande e tabacchi la cui crescita è passata dal 4,6% al 3,6%.
Per le associazioni dei consumatori i dati della Confcommercio sono la conferma della drammatica situazione economica. Adusbef e Federconsumatori segnalano «la costante riduzione dei consumi alimentari» come termometro del disagio delle framiglie chiedendosi perché «di fronte a questo allarme il governo non intervenga con misure serie ed adeguate, a partire dall'immediata riduzione dei prezzi».
Alla crisi si risponde «con misure eccezionali», proseguono le associazioni dei consumatori, «anche se necessario attraverso l'allentamento dei vincoli di Maastricht». Due sono le misure proposte: la riduzione del 20% dei prezzi dei generi di prima necessità «che hanno subito negli ultimi mesi aumenti considerevoli» e l'allentamento della pesantissima stretta creditizia in atto. In mancanza di interventi, avvertono Adusbef e Federconsumatori, le famiglie italiane «si trascineranno dietro anche per il 2009 un maggior costo per l'alimentazione di ben 564 euro l'anno». Il paese in piena recessione vede calare la ricchezza prodotta.
«I dati pubblicati dall'Istat - afferma Ignazio Visco, vicedirettore della Banca d'Italia - sono risultati per questo trimestre ancor più negativi, riflesso di una sottostima nel modello dell'evoluzione della domanda mondiale». Tenendo conto di questo per Visco la caduta del Pil non sarà più del 2% ma del 2,6%. La risposta delle politiche economiche «non è ancora riuscita a contrastare la progressiva perdita di fiducia che dagli internmediari fianznaiari si sta spostando sempre più sull'economia reale» ha detto Visco. Bankitalia ha successivamente precisato che quelle del suo vice direttore non sono previsioni macroeconomiche ma solo una «trasposizione meccanica di dati».

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