Tenaglia: rispettare la magistratura senza critiche scomposte. Petrilli: Luciano si sente innocente
Serra le fila il Pd dopo l'atto di accusa di Enzo Del Vecchio, uno sfogo comprensibile il suo dicono i soloni del partito ma niente processi niente condanne, «da noi una posizione sempre chiara e coerente». E finisce così, con una grande pacca sulla spalla, quella che si riserva al congiunto addolorato al funerale della moglie o del marito, l'appello lanciato dal consigliere comunale pescarese con la lettera aperta ai parlamentari contro il «silenzio tombale» del Pd sulla vicenda D'Alfonso. Gliela fanno passare per una reazione scomposta, di quelle dettate dal dolore e dalla commozione, e per questo biasimata ma compresa, un pat-pat fraterno, e passi pure l'insulto perchè in questi casi il confine tra dolore e rabbia è sempre labile, ma l'atteggiamento del Pd è chiaro, limpido, immacolato. E' Lanfranco Tenaglia, responsabile giustizia del partito a prendersi la briga di rispondere a Del Vecchio: la lettera «è espressione di uno stato d'animo comprensibile ma il Pd, come sempre ha fatto di fronte ad inchieste della magistratura, non è stato silente ed ha espresso solidarietà al sindaco D'Alfonso, auspicando che egli venisse messo in grado di dimostrare rapidamente in sede giudiziaria la sua estraneità ai fatti, e manifestando fiducia nell'operato della magistratura, pur esprimendo una ferma e legittima critica dei provvedimenti giudiziari ritenuti incomprensibili o contraddittori». Insomma il Pd si è tolto il dente subito dopo l'arresto e la scarcerazione, e qui mette il punto cavandosela con un attacco tardivo di maanchismo veltroniano. Il silenzio dei giorni e dei mesi successivi? Falso: «La coerenza del Pd - aggiunge il parlamentare di Orsogna - è testimoniata da qualsiasi rassegna stampa si consulti e dalle dichiarazioni fatte dai suoi esponenti in tutte le sedi possibili». E non fa niente che forse Del Vecchio non sollecitava ai deputati e ai senatori interviste televisive, che Tenaglia assicura fatte a iosa, bensì iniziative parlamentari: «Siamo da sempre convinti che un corretto rapporto tra magistratura e politica richieda da un canto il massimo rispetto per la doverosa azione di controllo della legalità che la magistratura svolge, e dall'altro che essa venga effettuata in tempi celeri. Ma senza che ciò scivoli nella critica scomposta, e nella denuncia di complotti».
E' invece amareggiato l'ex presidente del Senato Franco Marini: «Il rilievo di Del Vecchio non risponde alla realtà dei fatti, ma l'amarezza della situazione è tale che non intendo fare alcun commento». Tiene invece a precisare Marini che il 30 dicembre del 2008 quando D'Alfonso sembrava intenzionato a confermare le sue dimissioni, erano stati lui e l'avvocato Milia a convincerlo in tal senso. Peccato che poi il cambio di marcia si sia verificato sei giorni più tardi. Ed è proprio questa precisazione di Marini a rinsaldare in Del Vecchio la convinzione che dal momento delle dimissioni ritirate, nel Pd sia scattata «l'abiura, il muoia D'Alfonso con tutti i pescaresi».
E' invece una riflessione più attenta quella che fa Giulio Petrilli da poco tempo entrato nel Pd: «Bisogna saper rispettare il diritto all'innocenza fino alla sentenza definitiva. E' questo il punto centrale dell'azione garantista. Molto spesso invece un avviso di garanzia diventa una condanna, figuriamoci se si emettono provvedimenti restrittivi». Secondo Petrilli gli arresti, «se non avvengono in flagranza di reato, non denotano colpevolezza certa, quindi si resta nella sfera del dubbio e in questa sfera si seguita ad essere cittadini innocenti e si dovrebbe continuare a svolgere le proprie funzioni. D'Alfonso ha cercato con coraggio di fare questo, non dimettendosi. E va rispettata questa sua decisione, che è stata anche un professare la sua innocenza».