Il cantiere rischia lo stop: la Regione fa causa al Comune per l'invasione dell'area Cofa
La tentazione è diventata fortissima dopo che il calice di Toyo Ito è andato in frantumi. E il ponte del mare? Si sono chiesti quelli dell'opposizione: un crollo subito dopo l'inaugurazione magari no, per le conseguenze ben più gravi che la sciagura avrebbe rispetto al crack di piazza Salotto, ma una bella picconata all'opera numero uno dell'era dalfonsiana è quello che ci vuole per completare la missione iconoclasta. La cartuccia l'ha trovata Carlo Masci, neo assessore regionale con delega ai rapporti con gli enti locali, in un cassetto di palazzo Centi: la Regione vuole fare causa al Comune di Pescara perchè il ponte del mare invade l'area dell'ex mercato ortofrutticolo, sulla riviera sud. Meglio sarebbe dire, la Regione farà causa, visto che la minaccia, con la prima diffida al Comune, è partita tra ottobre e novembre dello scorso anno durante gli ultimi giorni di vita della giunta d'emergenza guidata da Enrico Paolini. Insediatosi all'Aquila il nuovo governo di centrodestra non c'è più alcuna remora ad avviare il bombardamento contro il ponte voluto dal sindaco Luciano D'Alfonso all'apice della sua avventura al timone della città. E' un'azione possessoria quella che l'avvocatura regionale intenterà contro il Comune di Pescara: in parole povere, una causa in cui, alla luce dello sconfinamento dell'opera su una proprietà privata, la Regione chiederà al giudice la tutela dei suoi diritti. A cominciare dal blocco del cantiere, per scongiurare ulteriori pregiudizi e studiare le possibili varianti. Meglio del Wineglass in frantumi, come impatto mediatico.
Occasione ghiottissima, per l'opposizione di centrodestra al Comune di Pescara. Pdl, Pescara futura e Lista Teodoro annunceranno lunedì la loro richiesta, che tiene conto anche dei timori di una parte della marineria per l'agibilità del porto: stop immediato ai lavori del ponte del mare e ripensamento radicale dell'opera. Significa, alla luce dello stato di avanzamento dei lavori, tentare anche di annullare il progetto, finanziato da un pool di imprese private e dalla fondazione PescarAbruzzo.
Tra sogno, arrivare alle urne con un cumulo di macerie al posto delle grandi opere dalfonsiane, e realtà ci sono di mezzo tutti i punti interrogativi legati all'iniziativa legale. Il primo riguarda la praticabilità dell'azione possessoria, che in caso di nuova opera è ammessa entro un anno dall'inizio dei lavori. La prima pietra del ponte del mare, con una cerimonia in pompa magna e l'intervento del professore Enzo Siviero, un'autorità mondiale nel campo della progettazione dei ponti, avvenne sulla banchina del porto il nove febbraio del 2008, circa tredici mesi fa. E' un particolare che il Comune farà valere con la forza della disperazione, vista l'importanza simbolica e sostanziale della posta in palio. Ci sono poi i vecchi accordi con la Regione, che almeno fino a metà ottobre scorso, epoca dell'aggiustamento definitivo del progetto alla luce dei problemi tecnici incontrati dall'impresa, non sembrava orientata a sgambettare il ponte del mare. Anzi, fu Massimo De Cesaris, in rappresentanza delle imprese impegnate nel cantiere, ad annunciare l'imminente demolizione del bar all'ingresso del porto e degli edifici ex Cofa. D'accordo con la Regione, sembrava.