L'AQUILA - Era scontato che i nodi sarebbero venuti al pettine durante la stesura del bilancio. Perché quella di due sere fa è stata davvero una riunione di giunta dai toni drammatici, con gli assessori che storcevano la bocca leggendo la bozza del documento contabile, e il governatore Gianni Chiodi più accigliato che mai che continuava a ripetere che quelli erano i conti, che la festa era da considerarsi davvero finita, e che la Regione Abruzzo non aveva più alcuna possibilità di reperire risorse aggiuntive che non fossero i fondi nazionali (pochi) o europei. Perché il problema non è tanto l'indebitamento complessivo di 4 miliardi della Regione denunciato da Chiodi, un indebitamento consolidatosi nelle ultime legislature, quanto l'assoluta impossibilità, oggi, di aggirare l'ostacolo sia pure con invenzioni ed espedienti contabili o con manovre di bilancio più o meno spericolate. E' questa la lettura "tecnica" della dichiarazione fatta da Chiodi venerdì sera («i soldi sono finiti»), la risposta politica il governatore la darà in settimana con una nota o più probabilmente in un incontro stampa.
Ma qual è a tutt'oggi la situazione finanziaria della Regione e perché il governatore sostiene che il governo regionale ha le mani legate? «La giunta Del Turco- spiega un addetto ai lavori che vuole restare anonimo- aveva lo stesso problema, perché l'indebitamento che andava ben oltre i tre miliardi e mezzo, c'era anche allora, come c'era con la giunta Pace. Ma il vecchio esecutivo aveva qualche carta in più da giocare, nel senso che era soggetto a minori controlli ed aveva la possibilità di sfruttare alcune possibilità date dal piano di rientro del debito sanitario». Pare assurdo, ma è proprio così. Perché è avvenuto che con l'attivazione di quel piano lacrime e sangue, la giunta Del Turco ha avuto a disposizione più di 500 milioni di risorse aggiuntive. Avrebbero dovuto esser riversate tutte sul debito sanitario, ma il governo regionale riuscì a stornare parte delle somme su altri capitoli di spesa. Artifici contabili, appunto, ma non illegittimi come sembra. «Oggi- spiegano- la giunta Chiodi non ha le stesse possibilità: primo perché c'è il controllo del commissario per la sanità che vigila sull'impiego delle somme destinate alla sanità. Redigolo non accetterebbe mai deroghe. Secondo e più importante motivo, le risorse aggiuntive del piano di rientro non ci sono più. I soldi sono quelli che arrivano dalla riparazione del fondo sanitario nazionale, e nient'altro. Se Chiodi volesse fare diversamente, non ne avrebbe la possibilità. Per trovare i 100-120 milioni che mancano dovrebbe seguire altre strade».