Il sindacato denuncia disservizi negli ospedali abruzzesi. Castellucci: il manager della Asl si è rifiutato di ascoltarci
PESCARA. A Pescara, solo la metà dei pazienti riesce a sottoporsi alle ecografie nelle strutture pubbliche entro due mesi, che è il limite massimo fissato dalla legge per gli esami clinici. Gli altri cittadini meno fortunati devono attendere quattro mesi, oppure si devono rivolgere alle cliniche private. La situazione delle liste d'attesa negli ospedali abruzzesi è drammatica, secondo quanto emerge da un monitoraggio della Cgil. Ieri il sindacato ha svelato i risultati: sono pochissimi gli esami svolti in tempi accettabili. Le attese più lunghe si registrano per le risonanze magnetiche. A Teramo e L'Aquila, solo 2 persone su 10 vengono sottoposte agli accertamenti in 60 giorni. A Pescara, ci vogliono 9 mesi: gli appuntamenti arrivano a dicembre.
Giorni fa, il segretario generale della Camera del lavoro, Paolo Castellucci e il segretario generale della Funzione pubblica Cgil, Massimo Petrini, avevano richiesto al neo direttore generale della Asl, Claudio D'Amario, un incontro per parlare delle liste d'attesa, dei problemi dei precari e degli sprechi. Ma il manager, a detta del sindacato, si sarebbe rifiutato di avviare una concertazione per affrontare queste questioni.
ATTESE NEGLI OSPEDALI. Non c'è ospedale in Abruzzo che non abbia liste d'attesa chilometriche per i controlli clinici, secondo la Cgil. La situazione varia da esame ad esame. A Pescara, il caso più eclatante riguarda l'esame dei tronchi sovraortici con l'ecocolordoppler. In media 38 pazienti su 100 riescono a fare l'accertamento entro due mesi. Ora il centro unico di prenotazione dà gli appuntamenti ad ottobre. Ma la maglia nera spetta all'ospedale di Teramo, dove solo l'8 per cento dei cittadini riesce a fare l'esame nel limite di legge di 2 mesi. Gli altri vengono inseriti nelle liste d'attesa. Va meglio ad Avezzano e Lanciano, dove la percentuale dei pazienti controllati entro due mesi sale al 67 per cento. Chieti, è al 77 e l'Aquila, al 97 per cento.
La situazione si ribalta per le gastro e le duodenoscopie. Prime in classifica risultano le strutture di Avezzano, Chieti, Lanciano e L'Aquila, dove i controlli vengono svolti entro i limiti. Un gradino più sotto c'è Teramo, con il 94 per cento di pazienti controllati nei tempi massimi. Ultima Pescara con il 48. Va meglio con le Tac: la percentuale dei controlli effettuati entro due mesi oscilla dall'81 per cento di Chieti al 100 di Avezzano. Pescara è al 98.
Lunghe le liste anche per le visite specialistiche, per cui è fissato un tempo massimo di un mese. A Pescara, 79 pazienti su cento vengono sottoposti a visite cardiologiche entro questo limite di tempo. La percentuale sale all'88 a Chieti, al 96 ad Avezzano e al 97 all'Aquila. Per le visite ortopediche, invece, le percentuali variano dal 40 dell'Aquila al 93 di Avezzano.
RISONANZA A FINE ANNO. La Cgil ha telefonato venerdì scorso al centro unico di prenotazione dell'ospedale di Pescara per sapere quanto tempo ci vuole per fare un esame. Ecco cosa è uscito fuori. Per l'ecografia all'addome, gli appuntamenti vengono fissati al 13 luglio; per gli ecocolordoppler si deve attendere ottobre; mentre per una risonanza magnetica alla colonna vertebrale il controllo slitta addirittura a fine anno.
L'elenco prosegue con i controlli del sangue, 5 o 6 aprile; visite per i malati di Alzheimer a Geriatria, maggio; visita dermatologica, fine maggio; Moc (mineralometria ossea computerizzata), novembre; mammografia per donne in menopausa, novembre; visita allergologica, fine giugno; visita cardiologica, fine maggio; visita ortopedica, primo giugno.
DENUNCIA DELLA CGIL. «Nella Asl di Pescara ci sono 700 dipendenti in meno di qualche anno fa» ha denunciato Petrini «di recente, sono stati licenziati 48 addetti al Cup e ci sono stati trasferimenti del personale che hanno fatto peggiorare i servizi». Secondo Castellucci, nell'azienda ci sarebbero tanti sprechi. «Si parla di tagli per risparmiare» ha fatto notare Petrini «e poi si assume un analista contabile, con uno stipendio lordo mensile di 7.218 euro». «Abbiamo proposto una serie di soluzioni ai vari problemi» ha concluso Castellucci «ma ci siamo sentiti rispondere dal manager che ha cose più importanti a cui pensare e che la Cgil vuole cogestire la Asl».