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Data: 10/03/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Donne in pensione a 65 anni - La Ue: tutte le donne in pensione a 65 anni. Per l'Ecofin non basta il pubblico impiego «La spesa in Italia resta ancora troppo alta»

Il ministro Brunetta «Stiamo facendo ciò che l'Europa ci chiede ma abbiamo bisogno di tempo per farlo»

BRUXELLES. «L'Italia deve considerare ulteriori misure sull'allungamento dell'età pensionabile, soprattutto per le donne». L'Ecofin, il consiglio dei ministri dell'economia e delle finanze dell'Unione europea, oggi approverà questa raccomandazione per il nostro Paese. Aumento dell'età pensionabile in tutti i settori, dunque, non solo nel Pubblico impiego. Questo - spiega l'Unione europea - «per permettere un ampliamento delle risorse a favore degli ammortizzatori sociali per i disoccupati». Insomma un modo per reperire risorse senza gravare ancora di più sul debito pubblico.
E c'è di più. La spesa pensionistica italiana - dice ancora l'Unione europea - continua ad essere la più alta d'Europa in rapporto al Pil e «le previsioni del programma di stabilità italiano dipendono dall'adozione completa di tutti gli elementi previsti dalla riforma». E qui dall'Europa arriva una raccomandazione foriera di ulteriori polemiche: «In particolare dovranno essere applicate fin dal 2010 le revisioni dei coefficienti di rivalutazione così come previste nella riforma».
L'Europa preme sull'Italia perché vengano ritoccate le pensioni. E preme su due piani distinti. Quello dei diritti e quello della sostenibilità dei conti pubblici. La soluzione che può sanare entrambe le questioni è solo l'innalzamento dell'età pensionabile.
Il piano dei diritti è quello della sentenza della Corte di giustizia europea che obbliga il governo a un comportamento uguale per gli uomini e le donne nella Pubblica amministrazione, ovvero che impone che gli uni e gli altri vadano in pensione alla stessa età. Qui non è in gioco nessun aspetto economico-finanziario, non si chiede nemmeno un innalzamento dell'età, ma che sia la stessa. «Abbiamo già detto che lo faremo - dice il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta - due sono le leve su cui si può agire. O alzare l'età pensionabile alle donne, o abbassarla agli uomini».
In via del tutto ipotetica il ministro ha ragione, ma il governo, e Brunetta per primo, si sta già muovendo per alzare l'età delle donne. «Stiamo lavorando - dice ancora Brunetta - per farlo nel modo migliore, più giusto e più equo possibile». «Non esiste nessuna bozza di intervento inviata all'Europa - dice il sottosegretario al Welfare, Pasquale Viespoli a Bruxelles per il consiglio dei ministri del Lavoro - abbiamo fatto notare all'Unione europea che c'è bisogno di tempo perché ogni decisione dovrà essere condivisa e potrà essere presa solo dopo il confronto con le parti sociali dal quale non si può prescindere». La commissione infatti concederebbe un po' di tempo all'Italia per adeguarsi rispetto al termine del 13 marzo deciso dalla Corte europea.
«In un momento di crisi economica e di generale incertezza come quello che stiamo attraversando - aggiunge Viespoli - non riteniamo opportuno creare ulteriore insicurezza. Quindi cercheremo di resistere il più possibile alle pressioni dell'Unione europea».
La strada che vuol seguire l'Italia per adeguarsi alla sentenza è un avvicinamento per gradi dell'età pensionabile delle donne ai 65 anni degli uomini.
Dall'Ecofin di oggi, invece, verrà la richiesta di agire in ogni settore perché in gioco non c'è l'aspetto dei diritti, ma quello economico, del rispetto dei parametri di Maastricht e della sostenibilità finanziaria delle misure di sostegno alla disoccupazione.
E qui la raccomandazione non considera un settore specifico, si riferisce alla totalità delle donne. Anzi, a ben vedere, al punto otto del documento che verrà messo oggi ai voti e che l'Ecofin dedica all'Italia, si parla di innalzamento dell'età pensionabile in generale facendo il punto sulla riforma pensionistica, auspicando una sua piena applicazione. Poi si aggiunge: «Innalzamento dell'età pensionabile soprattutto per le donne». La leader delle Federcasalinghe Federica Rossi Gasparrini ricorda però che tra gli obiettivi del protocollo di Lisbona «c'è il raggiungimenhto dell'accoglienza negli asili nido al 33% e dell'occupazione femminile al 60%».

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