ROMA. «Questo governo si disinteressa totalmente della previdenza e vuole solo fare cassa sulla pelle delle donne». Morena Piccinini, responsabile Welfare della Cgil, non usa mezzi termini per giudicare le proposte per alzare l'età pensionabile delle donne. Ma il ministro Ronchi dice che non ci corre dietro nessuno e che il governo ne parlerà più avanti
«Ha ragione, non c'è nessuna urgenza. L'Italia ha ben altre emergenze».
Brunetta invece è sicuro che se si investe in welfare le donne sono favorevoli ad andare in pensione più tardi.
«Naturalmente è tutto da dimostrare. Nella maggioranza c'è grande confusione perché tra loro si muovono interessi diversi. Coloro che si fanno sentire maggiormente giocando cinicamente sulla pelle delle donne vogliono solo realizzare risparmi considerevoli per presentarsi alle agenzie di rating e parlare ai mercati. Non si rendono conto che alzare l'età pensionabile metterà le donne in condizione di restare disoccupate. Dicono cinque anni in più? In questo momento di espulsione dal lavoro vorrà dire 5 anni da disoccupata in più, una cosa orribile».
Non conviene andare in pensione più tardi?
«Le donne si ritroveranno con un rendimento più basso e, con i coefficienti di trasformazione, lavoreranno di più e prenderanno di meno».
L'Europa potrebbe chiedere di aumentare l'età pensionabile delle donne anche nel settore privato.
«Una richiesta che avrebbe una sua logica. Se si assume il principio di alzare l'età pensionabile nella pubblica amministrazione perché risolverebbe una discriminazione tra uomini e donne, va da se che il prossimo passo sarà quello di sanare la disparità tra donne. Questo dopo aver fatto i salti mortali per unificare la previdenza tra pubblico e privato!».
Come procedere allora?
«La parità era garantita dal sistema flessibile della legge Dini che consentiva la scelta individuale, i premi, gli incentivi e i disincentivi. Lavorare più a lungo era una libera scelta. Una decisione affossata dal precedente governo Berlusconi. Ora si deve tornare a quella impostazione per evitare che si debba pensare alla pensione in termini di obbligo e di coercizione e non come libera scelta».
Non si tratta di un'emergenza dell'Italia?
«Per nulla. La Cgil non si sottrae mai al confronto quando è serio, ma non è questo il momento di parlare di pensioni in realtà per affossare i diritti delle lavoratrici. Il nostro sindacato è decisamente contrario e si opporrà con la lotta e la mobilitazione».