È la stima allarmistica di un rapporto Ue per il 2010. La ricetta di Bruxelles: flexicurity e politiche attive del lavoro. Ma l'Europa insiste anche con l'Italia: aumentare l'età pensionabile. Il governo però frena: nessuna decisione senza confronto
In Europa stiamo attraversando "una recessione senza precedenti che potrebbe causare altri 6 milioni di disoccupati entro il 2010 e produrre gravi conseguenze sociali per le famiglie e le persone". È quanto si legge nel documento del "Comitato per l'occupazione e la protezione sociale" che sarà presentato al Consiglio europeo in primavera. Nelle ultime stime Ue si era parlato della perdita di 3,5 milioni di posti di lavoro solo per il 2009 e di un tasso di disoccupazione per la zona euro pari al 9,25 per cento.
'Le severe conseguenze sociali della crisi finanziaria avranno un impatto su individui e famiglie - si legge nel documento -. In molti stati membri la maggiore flessibilità consente ora alle imprese di adeguare rapidamente la propria capacità produttiva. Ma il rapido aumento della disoccupazione è al centro delle preoccupazioni dei cittadini dell'Ue: sono necessarie misure tempestive, temporanee e mirate per incentivare l'occupazione e prevenire e limitare la perdita dei posti di lavoro e le ripercussioni sociali".
Il documento invita a prevenire e combattere la disoccupazione "senza intaccare le riforme del mercato del lavoro", evitando "le misure che favoriscono il ritiro prematuro dalla vita lavorativa, quali programmi di prepensionamento o limiti d'età per le opportunità di formazione, in modo tale da mantenere e aumentare la partecipazione al mercato del lavoro".
L'Ue invita in particolare l'Italia ad "affrontare l'adeguatezza e la sostenibilità a lungo termine dei sistemi pensionistici con riforme adeguate", tra cui il raggiungimento dell'obiettivo di Lisbona di un tasso di occupazione dei lavoratori più anziani pari al 50% e l'aumento dei salari bassi. Il Consiglio ancora indica come sia necessario "sostenere l'accesso all'occupazione e agevolare l'ingresso nel mercato del lavoro e la mobilita' al suo interno per abbreviare i periodi di disoccupazione e aumentare la partecipazione sia delle donne che degli uomini". La flexicurity è inoltre un "utile orientamento per la modernizzazione del mercato del lavoro".
Pensioni: Epifani, non è il momento per alzare età
"Credo che non sia questo il momento di fare nessuna forma di innalzamento dell'età anche perché la materia previdenziale l'abbiamo appena sistemata un anno fa e non c'è bisogno di tornarci". Lo ha sottolineato il segretario della Cgil Guglielmo Epifani oggi a Rovigo per l'attivo dei quadri del Veneto. "I conti dell'Inps - ha detto - sono molto floridi, come si sapeva anche grazie all'accordo fatto col governo Prodi l'anno scorso, e quando metti mano a queste materie devi sempre tenere a mente le conseguenze delle manovre". Per Epifani, "se innalzi l'età pensionabile per le donne nel settore pubblico, immediatamente è un problema nel settore privato perché non puoi fare due pesi e due misure. Innalzare l'età di vecchiaia delle donne, poi, penalizza le donne in un momento in cui la crisi è forte come quella che stiamo attraversando". A suo giudizio, quindi, "la cosa migliore è prendere tempo e non fare nulla di tutto questo. Poi, passata la crisi, bisogna mettersi attorno a un tavolo per vedere qual è la modalità migliore di uscita dal lavoro. Io resto convinto che sia quella del ripristino della flessibilità d'uscita come c'era nella vecchia riforma Dini che era stata poi superata dalla legge Maroni".
Governo: decisioni solo dopo confronto
'Ogni decisione sulle pensioni sara' assunta solo dopo il necessario confronto, anche con le parti sociali': è la risposta alla Ue, secondo quanto dichiarato dal sottosegretario al lavoro, Pasquale Viespoli. 'Sulle pensioni bisogna evitare tensioni. C'è un confronto aperto nella maggioranza e apriremo un tavolo con le parti sociali, dal quale speriamo esca al più presto una decisione condivisa' Viespoli ha dichiarato che 'non esistono ancora bozze' riguardo l'innalzamento dell'età pensionabile per le donne.