«Gli stati membri investano invece in ricerca ed educazione»
BRUXELLES. «La recessione si è aggravata nell'ultimo mese. Ed è una recessione grave», dice il presidente dell'Eurogruppo, Jean Claude Juncker. «Non ci sarà ripresa nel 2009, a maggio rivedremo le previsioni», aggiunge il commissario agli Affari economici Joaquin Almunia. Gli effetti sono tangibili e immediati: 3 milioni e mezzo di disoccupati in più quest'anno, che diventeranno 6 nel 2010.
L'allarme occupazione viene dal Consiglio europeo dei ministri del lavoro che si è tenuto ieri a Bruxelles. Ma - avverte l'Unione - per contrastarla bisogna evitare «di favorire i prepensionamenti» e occorre investire nella scuola «per mantenere un sistema educativo e di formazione aperto, efficace e di qualità elevata». «La recessione potrebbe creare 6 milioni di disoccupati in più - dice l'Ue - un fatto che avrebbe gravi ripercussioni sul piano sociale, delle famiglie e degli individui. Nonostante in molti stati dell'Unione le imprese possano adeguare la loro produzione grazie alla flessibilità accresciuta, la progressione rapida della disoccupazione preoccupa molto i cittadini».
«Stime drammatiche - commenta Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil - se non saranno prese contromisure valide il 10% di questi disoccupati, 600mila lavoratori, rischia di essere italiano. C'è bisogno di ammortizzatori sociali che tutelino i lavoratori e di accesso al credito per le piccole e medie imprese». «Gli strumenti italiani, per esempio la cassa integrazione - dice il sottosegretario Pasquale Viespoli, che rappresentava l'Italia al posto del ministro Maurizio Sacconi - ben rispondono alle esigenze di mantenere i lavoratori nel sistema produttivo».
L'Europa invita gli stati membri a dare «immediata priorità», nella lotta alla disoccupazione, ad alcune linee guida. Fra queste spicca l'invito a «evitare misure che favoriscano il prepensionamento e, in particolare, i regimi di ritiro anticipato o quelli che prevedono età limite per partecipare alla formazione. Questo perché possano essere mantenuti, e incrementati, i tassi di partecipazione al mercato del lavoro».
Il consiglio dei ministri del lavoro chiede anche che gli Stati mettano in atto politiche che favoriscano l'accesso all'impiego e facilitino i passaggi da un lavoro all'altro, questo «per ridurre i periodi di disoccupazione e aumentare l'accesso al lavoro da parte delle donne». Occorre poi «migliorare l'accesso ai corsi di formazione e alle misure attive del mercato del lavoro per i disoccupati, i lavoratori minacciati di licenziamento e gli altri gruppi di lavoratori vulnerabili». Non solo. La strategie sull'educazione e della formazione permanente «dovranno permettere il miglioramento continuo delle competenze per favorire l'adattamento dei lavoratori e facilitare la mobilità professionale». E qui c'è l'invito dell'Unione europea a «investimenti che mirino a mantenere dei sistemi di educazione di formazione aperti, efficaci e di qualità elevata che dovranno contribuire a migliorare le qualifiche e le competenze necessarie per l'avvenire».