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Data: 11/03/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Il deficit dell'Abruzzo - Chiodi: «Nuove tasse? Dirò no a Berlusconi» «Il deficit della sanità manda fuori controllo tutti i conti dell'Abruzzo»

«Rinegozierò il Piano di rientro, se necessario sarò contro il governo»

L'AQUILA. «La nottata passa, ma poi arriva la "jurnat" (detto in dialetto teramano)». Ha attinto dal teatro di Eduardo, il presidente della Regione, Gianni Chiodi, per dire che «la situazione economica della Regione Abruzzo è sull'orlo del default», cioè a rischio fallimento. «Il problema principe è il buco della sanità». Fin qui nulla di nuovo, dalla conferenza in cui Chiodi ha voluto «illustrare agli abruzzesi la situazione economica della Regione». Ma la novità è che Chiodi promette che «non ci saranno tasse in più per i cittadini, perché rinegozierò con il governo il Piano di rientro della sanità. Se non sarà possibile, sarò il primo a mettermi contro Roma».
Il presidente della Regione, Gianni Chiodi, insieme al presidente del consiglio regionale, Nazario Pagano, e ai dieci assessori, ieri mattina, nella Sala Michetti del Palazzo dell'Emiciclo, all'Aquila, ha «relazionato agli abruzzesi sullo stato economico e finanziario della Regione». Ha voluto informare i cittadini per due motivi: 1) «per doverosa trasparenza, per far conoscere a tutti gli abruzzesi la situazione in cui versa il governo regionale; 2) la consapevolezza dei cittadini per poter giudicare l'operato della giunta».
LE TASSE. «Il patto con il governo della giunta precedente, prevede l'automatismo di nuove tasse ai cittadini se non si rispetta il Piano di rientro della sanità. Devo precisare», ha detto Chiodi, «che siamo già fuori di 182 milioni, un ulteriore buco nella sanità».
«NON CI STO». «Ma noi non metteremo nuove tasse, perché l'Abruzzo e gli abruzzesi non possono rischiare la deindustrializzazione. Questo dirò al governo centrale, con il quale rinegozierò il Piano di rientro della sanità. Se il governo non dovesse accettare, allora sarò il primo a mettermi contro il governo stesso».
COME RIENTRARE. «Il buco di 94 milioni di euro per assicurare le spese obbligatorie, sarà coperto dalle economie vincolate (fondi già destinati ad alcune finalità, che verranno trasferiti ad altre). Non è che con questo la situazione migliori: infatti, resta drammatica, perché a fronte di una richiesta di 551 milioni di euro da parte delle direzioni regionali, ne abbiamo 66 per finanziare le attività», ha precisato Chiodi. «Il bilancio preventivo lo approveremo nei prossimi giorni in giunta». Chiodi ha fatto riferimento anche ai bond contratti a Londra dalla Regione, spiegando che «il denaro degli abruzzesi ammonta a 2 miliardi e 722 milioni di euro, che è il bilancio 2009». Di questi, 2 miliardi 375 sono destinati alla sanità. Chiodi ha precisato che i fondi europei per lo sviluppo sono ingenti: «Ci sono 2 miliardi di euro per i prossimi cinque anni e dobbiamo essere bravi a gestirli per progetti di grande qualità». Sulla rinegoziazione del Piano di rientro con il governo, Chiodi ha sottoneato come «il precedente governo di centrosinistra ha negoziato un piano a condizioni più negative di altre regioni». L'Abruzzo, inoltre, ha proseguito Chiodi, «e non ne conosco il motivo, non ha partecipato a un riparto della spesa sanitaria di circa 9 miliardi di euro. È un piano di rientro molto duro. Perché il governo dovrebbe rinegoziare? Perché porteremo fatti e cifre, non promesse di "fare" . Dimostrando serietà e compattezza della maggioranza».
TAGLI COSTI POLITICA. Il risanamento passa per un taglio drastico a spesa pubblica, costi della politica e spesa di enti, agenzie e società regionali, «ma la cosa principale è risanare la sanità, la cui spesa è fuori controllo, nonostante la Regione abbia avuto 800 milioni di euro a fondo perduto. Se non si riesce a mettere a posto la sanità, non c'è futuro: dobbiamo tagliare i costi e migliorare il servizio», ha sottolineato Chiodi. Dal 2000 a oggi l'indebitamento strutturale dell'Abruzzo è aumentato sette volte, raggiungendo nel 2007 quota 3 miliardi 981 milioni, il 14,2% del Pil abruzzese. Nel 2000 era 558 milioni di euro (vedi tabella). «Per contrastare la situazione», ha detto Chiodi, «abbiamo tre strade, ma tutte non percorribili: 1) non possiamo mettere in ballo, risorse perché non ne abbiamo; 2) non possiamo ricorrere all'indebitamento, perché è al tetto massimo; 3) non possiamo aumentare le tasse».
LE CASTE. «Ci saranno drastici ridimensionamenti della spesa per la sanità privata, che oggi occupa circa il 60 per cento della spesa. Anche i rapporto con le Univeristà andranno rivisti», ha detto Chiodi, «non ci saranno caste o privilegiati da difendere e non accettermo ricatti morali, come il licenziamento del personale delle cliniche o la chiusura di facoltà universitarie».
«CI RIUSCIREMO». Il presidente della Regione, esibendo grafici e dati, si è detto sicuro di riuscire nell'impresa del risanamento, «perché gli abruzzesi, a cui spiegheremo di volta in volta la situazione, ci appoggeranno».
DDL PER I COSTI. Un disegno di legge sugli enti regionali «affinché nei prossimi 180 giorni, dopo il commissariamento, si possano tagliare i costi e riorganizzare le strutture», sarà all'esame del consiglio martedì prossimo, 17 marzo. Lo ha detto il presidente, Nazario Pagano, che ha ricordato anche che si si procederà al taglio delle indennità. «Anche se sono spiccioli, in confronto al debito. Ma è un esempio di moralità».

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