ROMA. In Parlamento votino solo i capigruppo. La proposta-choc, subito bocciata da Gianfranco Fini, dalla Lega e dalle opposizioni, parte da Silvio Berlusconi. L'occasione per chiedere che la modifica dei regolamenti parlamentari possa garantire al governo un voto «blindato» su qualunque provvedimento è offerta al premier dall'assemblea che, in vista del congresso del Pdl, ha riunito al cinema Capranica deputati e senatori di An e di Forza Italia. Il Cavaliere parte con una considerazione che raccoglie le lamentele dei parlamentari che dicono di essere sottoposti ad un numero eccessivo di votazioni: «Io capisco i nostri deputati, che sono persone "del fare" e non funzionari di partito, che si sentono deprimere in Parlamento con votazioni continuative...».
E, poi, lancia l'affondo: «Il capogruppo deve rappresentare in aula o in commissione tutti i deputati. Chi non è d'accordo, potrà votare contro o astenersi».
In Parlamento si dovranno conoscere solo i nomi di chi si astiene o si oppone ad una qualunque legge proposta dal governo o dalla maggioranza? L'idea non convince Gianfranco Fini e la bocciatura è immediata. Passano cinque minuti e da Montecitorio arriva la replica: «La proposta era già stata avanzata ed era caduta nel vuoto. Accadrà anche stavolta», taglia corto il presidente della Camera che, in mattinata, con una intervista rilasciata al quotidiano spagnolo El Mundo, era tornato sulla possibile candidatura di Berlusconi al Quirinale. Il Cavaliere sarà presidente della Repubblica? «Certamente oggi ha un appoggio personale e popolare che rende questa ipotesi tutt'altro che remota», risponde Fini. Ma a non pensarla allo steso modo è proprio Berlusconi che, ad una precisa domanda, dice di non aver letto l'intervista a Fini e poi liquida la questione con un sorriso: «Fini mi vede al Qurinale? Io non vedo niente...».
Al di là del continuo scontro a distanza tra Fini e Berlusconi, resta il fatto che il presidente della Camera non esclude la possibilità di diventare (un giorno) presidente del consiglio. La domanda dell'intervistatore è secca: lei si vede come primo ministro? La risposta di Fini non lascia dubbi: «Al di là di come uno si vede allo specchio, la politica è realismo e strategia. Io credo di aver contribuito a una strategia che ha portato la cultura della destra italiana a integrarsi pienamente con il sistema politico...».
Al cinema Capranica si parla invece della proposta di cambiare i regolamenti parlamentari e Berlusconi, a sostegno della sua tesi, chiama sul palco il ministro degli Esteri. E Franco Frattini illustra l'esempio di Parigi: «All'assemblea nazionale francese da 40 anni è possibile il voto per delega, quando ci sia una missione autorizzata dal governo o una malattia. Il deputato può delegare il suo presidente per 8 giorni consecutivi». Ma Berlusconi propone anche un'altra modifica ai regolamenti parlamentari: consentire che la maggior parte delle votazioni si tenga «solo nelle commissioni» e mandare in aula «solo il voto finale sul provvedimento».
Nel suo intervento, come sempre a lungo applaudito, il premier promuove a pieni voti i provvedimenti del suo governo e assicura che se la crisi si aggraverà ci sarà la cassa integrazione per tutti: «Il nostro sistema è a moduli e potremo intervenire in tutte le direzioni». L'ultimo appello riguarda l'approvazione della legge che limita le intercettazioni telefoniche: «Questa legge non è quella che volevo ma va comunque bene. Ecco perché va votata e se ci sarà il voto segreto, auspico un largo consenso».