È affascinante come giorno per giorno si smontino nell'indifferenza popolare i pezzi di quella macchina scassata e antipatica, di quel modello obsoleto e fuori mercato chiamato democrazia parlamentare. Ieri Berlusconi ha proposto di farla finita di perdere tempo con quel tossicchiare da motore diesel dei tempi che furono: al posto del lento, e talvolta incerto, voto di tutti i parlamentari, meglio, molto meglio il rapido e sicuro voto del solo capogruppo. E' il modello tre moschettieri, la democrazia tutti per uno e uno per tutti.
Adesso mica ci metteremo a difendere una cosa come il Parlamento nata tre secoli fa? Ancora la vecchia solfa del Parlamento come connotato che separa la democrazia dal potere assoluto? Lo teorizzavano i liberali, ma era l'Ottocento. E poi nell'idea di Berlusconi una certa coerenza con la realtà è indubbia: i parlamentari li nominano i partiti, gli elettori non eleggono, quando votano ratificano. Ratifichino quindi anche i parlamentari.
In più, ben gli sta ai parlamentari: si sono accomodati e abituati a fare da claque in aula.
Quando mai al pubblico in sala, già premiato con l'invito alla festa, si dà pure il diritto di voto? Ne va del ritmo della trasmissione. Infatti succede solo in Parlamento, in nessun altro reality o talk-show. Fini, l'ex missino si oppone. Fini diventato il presidio (l'ultimo?) dello stagionato buon senso democratico.