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Data: 13/03/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Perché Bossi si smarca di Gianfranco Pasquino

Non è del tutto inedita la convergenza di vedute fra Umberto Bossi e il Pd, in questo caso sulla proposta del segretario Franceschini di applicare una tassa extra ai redditi superiori ai 120mila euro. Che la Lega sia, oppure no, «una costola della sinistra», come disse a metà degli anni novanta D'Alema, è certo che Bossi sa di avere un elettorato fatto maggioritariamente da ceti "popolari".
Questo elettorato non verrebbe colpito. Anzi, proverebbe una certa soddisfazione nel vedere che i ricchi, anche se non sono costretti a piangere, come in un infelice manifesto di Rifondazione, finalmente, pagano un po' più di tasse, e nel rilevare che, fra questi si troveranno tutti i parlamentari.
Tuttavia e senza scandalo, Bossi - che è, ricordiamolo, il ministro delle Riforme - ha un obiettivo prevalente: quello di ottenere il federalismo fiscale. Ha imparato dal referendum del 2006 che, anche se non ha la forza parlamentare per opporsi alla riforma, il centro-sinistra continua a essere in grado di mobilitare l'opposizione sociale nei confronti di qualsiasi riforma che tocchi la Costituzione. Dunque, per evitare una richiesta referendaria, Bossi è disponibile ad andare incontro ad alcune esigenze del Pd.
L'una tantum sui ricchi è una buona idea come, ugualmente, il destinare risorse ai precari che abbiano perso il posto di lavoro. La platea dei precari che, anche al Nord, si trovano senza lavoro sta crescendo, con il rischio che attribuiscano la colpa al governo in carica e la responsabilità della mancata soluzione all'esagerato ottimismo del capo del governo. Anche sui temi della bio-etica Bossi sente che la sua base non è allineata sulle posizioni più retrive del Popolo della Libertà, e non ha dimenticato la sua delicata esperienza personale.
Due conclusioni sono plausibili. La prima è che Bossi agisca in maniera flessibile e spregiudicata poiché questa è comunque la sua forza strategica. La seconda è che fra il suo movimento e le sue posizioni personali, da un lato, e il Popolo della Libertà e la politica, a sua volta, molto personalizzata di Berlusconi esistano reali differenze. Questo non significa affatto che Bossi e la Lega intendano produrre crisi di governo né che, addirittura, preparino un cambio di alleanze. Significa, invece, ma nelle condizioni date è un fenomeno positivo, che anche per le sue specifiche preferenze, la Lega può talvolta rappresentare un elemento di flessibilità e, incredibile a dirsi, senza farsi eccessive illusioni, di moderazione nel confronto politico.

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