ROMA - «A dotto'» - dice un commesso della Camera, che conosce i suoi polli - «ma davero davero lei pensava che i deputati s'arrendeveno alle impronte digitali e se facevano infinocchia' così?». In effetti, era difficile crederci. Ma pochi avrebbero immaginato - dopo la celebrazione della fine dei "pianisti" grazie al nuovo sistema di voto con le impronte delle dita - che quei furboni sarebbero immediatamente ricomparsi sulla scena. Alla faccia di tutti e senza un minimo di pudore. All'"aulista" dell'Ansa, piazzato nel pollaio dei giornalisti che sta sopra l'emiciclo, non è sfuggita, ieri, la seguente scenetta. Intitolabile: fatta la legge, scoperto l'inganno. Il deputato leghista Guido Dussin e l'autonomista siciliano Carmelo Lomonte - che sono tra quelli che hanno rilasciato le impronte digitali - vengono "pizzicati" mentre votano non solo per se stessi ma anche per Matteo Salvini e Elio Belcastro, i quali sono invece tra quelli che hanno rifiutato di offrire il polpastrello digitale alla patria (sono in 21 gli obiettori di coscienza). Quindi? Dussin poggia il dito sul sensore, se lo fa riconoscere, vota per sè e subito dopo allunga la mano sotto una copia di un giornale sportivo e da là sotto, per non farsi vedere, vota per Salvini che è fuori dall'Aula. Anche Lomonte fa lo stesso (ma senza giornale) per Belcastro. Fini non ha visto nulla, ma quando viene a sapere del duplice fatto annuncia che farà chiarezza e, nel caso, «sanzionerò» gli onorevoli coinvolti nella vicenda. I quali ammettono la colpa? Macchè. Savini: «Io sono sempre stato in Aula. Mi sono assentato appena per pochi istanti, a causa di un bisogno fisiologico». E Lomonte: «Belcastro era andato a fare pipì ma è tornato subito. Stava per sedersi al suo posto, ma c'erano in mezzo dei tecnici che stavano aggiustando la mia postazione di voto. E allora, per non dare fastidio ai tecnici ed evitare che Belcastro li dovesse scavalcare, ho votato io per lui. Che non è un assenteista: stava proprio lì accanto».
Il ritorno del "pianismo", insomma, è legato alle pipì. Ma l'antipatia per le impronte digitali resta diffusissima. Specie fra i deputati del Pdl e della Lega. C'è chi finge che la macchinetta del voto digitale non funziona. Chi sacramenta contro i tempi troppo lunghi delle votazioni. «Sono goliardie e tentativi infantili di boicottaggio», si lamenta Fini. Di fatto, l'assenteismo ha spesso punteggiato questa legislatura e il "pianismo" ha spesso sorretto l'attuale maggioranza di governo. Se elimini quelli che votano per gli assenti viene giù tutto? E' il timore di Berlusconi, che vorrebbe un sistema più elastico.
Elastico, per il momento, sembra essere il nuovo calendario dei lavori. Secondo il quale, la Camera avrebbe lavorato dal lunedì al venerdì. Ma ieri, già dal primo pomeriggio, Montecitorio era in vacanza. E un solo grido, immaginario, sembrava riempirlo: «Lavoratori....». E giù una pernacchia, rivolta a chi ha una vita più dura di quella dei parlamentari. E neppure può permettersi l'aiutino d'un "pianista".