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Pescara, 28/04/2026
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13/03/2009
Il Messaggero
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Berlusconi: tassa sui ricchi sbagliata, è un'elemosina. «Parlamento inadeguato, non più in linea coi tempi». Fini: tra noi sensibilità diverse, ho diritto a fare politica |
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ROMA - E' una «ricetta sbagliata», «non è con l'elemosina ai meno fortunati che si risolve il problema». Silvio Berlusconi boccia senza alcuna esitazione la proposta di Dario Franceschini sull'«una tantum» per i redditi più alti. I super-ricchi, spiega, molto spesso fanno opere sociali, come la sua famiglia, «che vanno ben al di là del 2% dell'Irpef: io non faccio sapere nulla» ma «noi siamo assai attivi nella costruzione di ospedali, orfanotrofi». D'altronde, non crede neppure che con la nuova guida, il Pd possa diventare socialdemocratico. Perchè, il leader, ha un vizio d'origine. «Franceschini è un cattocomunista», taglia corto il premier. «La cosa mi ha impressionato, perchè pensavo ci sarebbe stata una prevaricazione della sinistra. Il cattocomunismo non ho capito a quali principi si riferisca». Nel giorno in cui riceve, nello Spazio «Etoile», l'"Oscar della politica", da parte del «Riformista» (in realtà, è un cannocchiale che il Cavaliere punta su una bella ragazza in sala), Berlusconi fa pure gli scongiuri, alzando le mani, quando viene informato, da Antonio Polito, che quel premio andò, in passato, a Prodi, Fini e D'Alema, successivamente disarcionati. Ma per il premier, che da un lato «augura al Pd di mettere radici solide per diventare un partito socialdemocratico», e di conseguenza essere «la controparte» dell'attuale maggioranza, dall'altra parte ritiene che prossimamente il «Pdl potrà cambiare molto nella democrazia italiana». Anzi, «ci avviamo a essere una democrazia matura». In Italia, osserva, «si può parlare di bipolarismo», non di «bipartitismo», perchè nel centrodestra «c'è anche un partito territoriale come la Lega Nord». Siamo una democrazia super-parlamentare che non è «adeguata ai tempi e alla concorrenza con gli altri Paesi». Il premier, osserva, «non ha alcun potere» se non quello di fare l'ordine del giorno, tutto il resto «deve passare per il Consiglio dei ministri, per il Presidente della Repubblica». In sostanza, «l'architettura istituzionale non è più in linea con i tempi». Pertanto, occorre cambiare registro. «Bisogna arrivare a decisioni più immediate e percorsi più brevi». Quando la Costituzione venne scritta, «si veniva da un Ventennio di dittatura, ha vinto la logica non presidenziale, ma parlamentare». Più tardi, prima di recarsi a cena, vuole precisare di non aver mai toccato il tema del presidenzialismo. «Non ne ho mai parlato. E' una cosa che, magari, si potrebbe fare, al limite, nella seconda parte della legislatura, con l'accordo di tutti». Dopo aver trascorso una serata a tavola con i banchieri, può dire che «c'è prudenza, ma anche grande serenità». Ha voluto «diffondere un messaggio di fiducia» perchè la crisi si batte, soprattutto, con un'iniezione di ottimismo. Invita a non farsi prendere dallo sconforto. «Non sono così pessimista. Siamo particolarmente indicati ad uscire per primi dalla crisi». Il risparmio, gli ammortizzatori sociali ed il sistema bancario ci salveranno, «a differenza di altri Paesi europei». Ne usciremo, «a patto di non farci prendere dallo sconforto e dalla paura e se non ci consegneremo al catastrofismo cantato da televisioni e giornali». Tuttavia, la proposta berlusconiana di far votare i capigruppo riceve un fermo no da parte di Romano Prodi, ieri a Barcellona dove ha ricevuto l'investituta di accademico della Real Academia delle scienze economiche e finanziarie. «Il presidente della Camera l'ha ritenuta non praticabile, io la ritengo anche pericolosa per una concezione moderna del Parlamento». E si è detto «non pessimista sul futuro del Pd». Ma sulla crisi, «è fatta metà di problemi reali e metà di psicologia sociale». Gianfranco Fini, presidente della Camera, ha affermato che «tra me e Berlusconi ci sono sensibilità diverse, ma questo non autorizza nessuno a dire che ci sia uno scontro». Ed ha marcato: «Nella tradizione italiana i presidenti di Camera e Senato possono, se vogliono, fare politica», non in senso partitico del termine. Sull'ipotesi di una presidenza della Repubblica a Berlusconi, precisa: «Al Quirinale c'è un ottimo Capo dello Stato. Il resto è polemica sul nulla, divertissement giornalistico».
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