Il pm esamina il dossier della polizia, pronti gli interrogatori
PESCARA. La bufera giudiziaria del Calice rotto sta per abbattersi sul Comune. Decolla l'inchiesta sull'iter per la realizzazione dell'opera di Toyo Ito che si č danneggiata in piazza Salotto. Ieri il pm Paolo Pompa (nella foto) che non crede all'ipotesi del regalo da parte delle imprese, ha cominciato a esaminare la prima corposa informativa della polizia. Imminenti altri avvisi di garanzia e nuovi interrogatori.
L'indagine, solo formalmente distinta da quella principale su appalti e tangenti al Comune, percorre lo stesso binario. Nel mirino, infatti, ci sono i rapporti del sindaco con gli imprenditori. Pertanto sarą lo stesso Luciano D'Alfonso, il primo sostenitore dell'opera da lui stesso inaugurata il 14 dicembre 2008, 24 ore prima di finire agli arresti domiciliari, a essere convocato di nuovo per spiegare i passaggi che hanno portato all'accordo con i privati per la realizzazione dell'opera. Secondo alcune indiscrezioni, tuttavia, gią in questa fase di accertamenti sarebbero emerse delle anomalie nel percorso seguito per arrivare a installare, nel cuore della cittą, il Calice da un milione e 100mila euro che si č rotto alle 14,25 del 16 febbraio.
Anche se si tratta di accuse ancora tutte da dimostrare, la convinzione della Procura č che dietro alle «liberalitą» si nascondano dazioni di denaro in cambio di non meglio precisati favori: benefici non dovuti ai privati. Le indagini, pur autonome, finiscono inevitabilmente con l'intrecciarsi. Del resto, la prima inchiesta sul sindaco D'Alfonso č quella del pm Pompa che ha chiesto cinque rinvii a giudizio per l'assunzione di Dezio. Per la Procura parte tutto da qui. D'Alfonso avrebbe voluto piazzare a tutti i costi il suo uomo di fiducia per potergli affidare la gestione dei soldi reperiti tra gli imprenditori.
All'esame del pm le lettere del sindaco e in particolare quella inviata alla societą Lafarge, ex titolare del cementificio, nella quale D'Alfonso chiede che la ditta corrisponda a Clax Italia, la societą di Pomezia che ha realizzato l'opera, l'anticipo di sette annualitą del canone annuo di 120mila euro dovuto sulla base del protocollo d'intesa siglato con la proprietaria dell'impianto di via Raiale. I soldi dei privati per realizzare l'opera sono stati un milione e 100mila euro. Di questi, secondo un accordo, 840mila erogati dalla Lafarge e 250mila dalla Banca Caripe. In queste ore si delineano le ipotesi di reato. Tra breve cominceranno gli interrogatori delle persone che hanno messo la loro firma sugli atti amministrativi. La storia dell'opera d'arte č legata a quella del rapporto tra il cementificio e la cittą. Sotto la lente č finita la convenzione che prevedeva l'impegno del gruppo francese «per iniziative di grande rilevanza sociale, economica, culturale e ambientale», oltre a trovare un'area idonea, fuori cittą, per spostare il cementificio. Iter bloccato dalla vendita dell'impianto al gruppo Sacci e dall'arresto del sindaco.