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Pescara, 28/04/2026
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Data: 15/03/2009
Testata giornalistica: Il Centro
Crisi, Cgil Abruzzo chiama allo sciopero. Mercoledì 4 ore di astensione dal lavoro. Cortei a Pescara e L'Aquila

PESCARA. La Cgil Abruzzo chiama in piazza tutti i lavoratori, mercoledì mattina, per uno sciopero regionale di quattro ore che interesserà l'intera regione, in vista della manifestazione nazionale che si terrà il 4 aprile a Roma. Incroceranno le braccia gli addetti di industria, servizi, agricoltura, scuola (per otto ore) e trasporti, e i lavoratori si incontreranno a L'Aquila e Pescara.
L'appuntamento è alle 11 davanti alla sede del Consiglio regionale all'Aquila, in via Iacobucci, e a Pescara dinanzi agli uffici della giunta regionale in viale Bovio. Per il segretario regionale Gianni Di Cesare siamo di fronte a una «crisi epocale» che sta tagliando redditi e posti di lavoro. I dati, d'altronde, sono più che eloquenti: nei primi due mesi del 2009 la cassa integrazione ha raggiunto nell'industria tre milioni e 200mila ore, cioè il 1.267 per cento in più rispetto al 2008, coinvolgendo ogni tipo di attività, e la crisi sta toccando «uno ad uno anche gli altri settori, compresi i servizi, espellendo in massa i precari». Alla Cgil basta questo per lanciare un appello alla Regione affinché intervenga presso il Governo. «La priorità assoluta», spiega Di Cesare, «è l'ampliamento della cassa integrazione guadagni ordinaria, che chiediamo di far passare da 52 a 104 settimane, perché in questo modo possiamo evitare che i lavoratori finiscano in cassa integrazione guadagni straordinaria, che è l'anticamera del licenziamento. Una misura del genere non produrrebbe alcun costo aggiuntivo». Su questo punto il presidente Gianni Chiodi può aprire, per Di Cesare, «un tavolo di confronto con il governo», così come la Regione dovrebbe attivarsi per la cassa integrazione in deroga, uno strumento che si potrebbe attivare in favore di tutta una serie di lavoratori che non hanno diritto alla cassa integrazione guadagni ordinaria. «Ci sono una serie di difficoltà di accesso a questo strumento, per cui noi riteniamo», dice il segretario della Cgil, «che non possa essere mantenuto così com'è oggi», e di certo il sindacato solleverà la questione a livello locale il 18 marzo, in occasione della riunione del Comitato Interventi Crisi Aziendali e di Settore (Cicas). Dalla Cgil partono anche altre richieste a Chiodi. «I fondi della formazione professionale», suggerisce Di Cesare, «potrebbero essere destinati alla sicurezza, si potrebbero coinvolgere le banche a sostegno delle imprese per anticipare i fondi della cassa integrazione, visto che c'è ovunque crisi di liquidità, e si può pensare di modificare le tariffe locali», per aiutare i lavoratori che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese. Per l'accesso ad alcuni servizi, come gli asili nido, per il quale si tiene conto del reddito Isee delle famiglie, la Cgil ritiene opportuno che «venga preso in considerazione il dato attuale e non quello del 2008, perché negli ultimi mesi le cose sono cambiate drammaticamente e molti hanno perso il lavoro». E poi, aggiunge Di Cesare, si potrebbe ipotizzare una forma di integrazione per i precari, anche se la Regione è messa male e non ha soldi. Si dovrebbe lavorare anche per ridurre i 78 Confidi, fare in modo che le banche sostengano le imprese e utilizzare subito i fondi Fas.

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