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Pescara, 28/04/2026
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Data: 15/03/2009
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Ticket, Redigolo decide al posto dei politici». Sanità nel caos. L'aumento della tassa sui farmaci scatena opposizioni e sindacati, che puntano il dito contro Giunta e commissario

Nuovo attacco di Acerbo. D'Amico: «Perchè Venturoni non recupera 80 milioni dai privati?»

PESCARA - Pioggia di critiche per l'aumento dei ticket sui farmaci che scatterà il 20 marzo. A dare fuoco alle polveri è stato, come noti, Maurizio Acerbo, consigliere regionale di Rifondazione comunista: «Un bel salto rispetto alla quota fissa di 50 centesimi, fino al massimo di un euro -insiste Acerbo- Il ticket è di due euro su ogni farmaco, considerato che l'esenzione rimane per quelli costano massimo quattro euro a ricetta e che il costo dei farmaci è superiore a cinque euro». Per Acerbo, l'aumento dei ticket sarebbe solo il primo passo in vista dell'aumento di Irpef e Irap che sono già al massimo. «L'unica cosa che ha fatto il commissario governativo Redigolo -aggiunge Acerbo- è stata l'introduzione di un ticket mentre l'assessore regionale alla Sanità, Lanfranco Venturoni, non ha detto nulla del provvedimento. Abbiamo capito il ruolo del commissario: fare delibere scomode al posto della politica».
Carlo Costantini, capogruppo dell'Italia dei Valorim punta il dito contro l'aumento del balzello: «E' il modo peggiore per avviare il risanamento. Chiodi colpisce i più deboli senza aver fatto tagli concreti ai costi della politica, parte con iniziative non collegate ad alcun progetto di risanamento della sanità e, con la propria inerzia, consente a Redigolo di sostituirsi alle istituzioni regionali». Per Costantini, quello di Redigolo «è il tipico provvedimento del burocrate che non tiene conto della sostenibilità da parte del tessuto sociale. In parole semplici: a pagare è sempre la povera gente. Non pensavo che Chiodi commettesse questo errore, eppure non si è ancora parlato di tagli agli sprechi. Io e l'Italia dei Valori faremo di tutto per rimuovere questa decisione».
L'ex assessore regionale al Bilancio Giovanni D'Amico, Pd, parla di «lentezza della Giunta regionale nel riportare sotto controllo la spesa sanitaria. Il commissario, forse per indicazioni preelettorali del Governo nazionale, ha lasciato crescere la spesa ed oggi presenta il conto.». In una lettera indirizzata all'assessore Venturoni, D'Amico ripercorre la storia del debito sanitario e suggerisce di recuperare «80 milioni di euro dalla sanità privata. Se avesse coraggio di assumere iniziative qualificate saremmo disposti ad un confronto costruttivo».
Parla di risanamento scaricato sulle spalle dei cittadini Maurizio Spina, segretario generale della Cisl: «Se Redigolo ad otto mesi dalla sua nomina non è stato in grado di tenere sotto controllo i conti della sanità farebbe bene a rinunciare all'incarico. Chiedere nuovi sacrifici a lavoratori e pensionati abruzzesi in un contesto di crisi, è irresponsabile. Abbiamo bisogno di sostegno alle famiglie e non di nuove tasse». Anche Spina concorda sul fatto che «delegare il commissario governativo al riordino della sanità non è saggio. Occorre un disegno organico di risanamento». La Federconsumatori nota che «i ticket non servono a sanare il buco nei conti della sanità ma a coprire gli sprechi nella spesa farmaceutica. Occorre rivedere il piano di risanamento che non è stato in grado di aggredire la spesa sanitaria e trasformare il "piano di riordino dei materassi" in piano di riordino ospedaliero». Uil e Uil Pensionati parlano di «tassa impropria e mossa sbagliata, inadeguata e ingiusta». L'Ugl, infine parla di «emergenza Abruzzo che non può essere fatta pagare solo ai più deboli».

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