TERAMO. Maledetti 15 minuti. Sono decine i pendolari del treno Teramo-Pescara che arrivano tardi al lavoro. Tutta colpa di quel quarto d'ora che li beffa ogni giorno. I pendolari si sono rivolti al Centro dopo aver raccolto settanta firme, spedite il 20 febbraio scorso all'assessore regionale al Trasporti, Giandonato Morra e alla direzione abruzzese di Trenitalia. Ma la petizione è rimasta senza alcuna risposta. Così i beffati dal treno hanno chiesto aiuto al quotidiano degli abruzzesi. Sono un piccolo esercito di lavoratori che alle 7,35 salgono su un vecchio treno regionale.
E arrivano alle 8,45 (sempre se tutto va bene) alla stazione centrale di Pescara. Ma è troppo tardi per essere puntuali sul posto di lavoro.
Questo è il treno degli impiegati, dei professori e delle commesse, condannati ogni sacrosanto giorno a corse da infarto, tipo ragionier Ugo Fantozzi; a timbrare in ritardo il cartellino; a chiedere scusa al datore di lavoro.
Nessuno di loro, però, è uno di quei fannulloni di brunettiana memoria. Così stanno raccogliendo firme, spedendole a chi può decidere ma che finora non ha mosso un dito.
L'appello dei pendolari beffati però è arrivato al Centro. Cosa chiedono alla Regione e a Trenitalia spa? Chiedono davvero molto poco: «Che l'orario della tratta Teramo-Pescara, con partenza alle 7,33 ed arrivo alle 8,45, venga anticipato di quel lasso di tempo sufficiente a consentire ai viaggiatori di poter raggiungere la stazione centrale della città adriatica almeno per le ore 8,30. Questa piccola ma importante modifica», scrivono, «consentirebbe, ai molti lavoratori pendolari che quotidianamente si recano sulla costa, di raggiungere la propria azienda rispettando gli orari di ingresso».
Sembra che ciò che i pendolari chiedono sia una concessione. In realtà il loro è un diritto perché un servizio pubblico dovrebbe innanzitutto tenere conto delle esigenze degli utenti. Altrimenti è un servizio pubblico negato, come i bagni ancora murati alla stazione di Teramo. Ma torniamo ai pendolari beffati: in alternativa chiedono a Trenitali di arrivare appena cinque minuti prima a Giulianova, per poter salire sul treno Ancona-Pescara che non è un regionale, fa meno fermate e quindi taglia prima il traguardo di Pescara. E, infine, esprimono solidarietà ai «cugini» pendolari dell'Arpa, sempre sulla tratta Teramo-Pescara, che però sono costretti a cambiare autobus a Giulianova.
Ma anche loro si sono rivolti al Centro, una decina di giorni fa, perché l'Arpa li beffa spessissimo per una coincidenza sfallata di un soffio: appena 2 muniti. Quanto basta per rimanere a piedi.