PESCARA - E adesso che si scopre che i redditi dei consiglieri regionali abruzzesi sono i più alti d'Italia, tagliarli non serve più a niente: «I problemi chiave non verrebbero certo risolti» dice un po' piccato il presidente della Regione Gianni Chiodi. Proprio lui che in campagna elettorale e nel discorso di insediamento si era impegnato a ridurli. No, i problemi chiave non verrebbero risolti ma la Regione può dare il buon esempio e spiegare ai cittadini ai quali ha da poco raddoppiati i ticket e che pagano Irap e Irpef ai livelli massimi, come mai la classe politica abruzzese guadagna il doppio di quella marchigiana, o come mai gli stipendi dei capigruppo battono quelli di tutte le altre regioni ad eccezione del Piemonte, e ancora perchè mai il governatore e il presidente del consiglio regionale abruzzese portano a casa più dei colleghi di Basilicata, Calabria, Campania, Emilia, Friuli, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche eccetera eccetera. E cioè di tutte le regioni escluse Puglia, Sardegna e Sicilia.
Ma la lista è lunga, ancora di più. Gli stipendi d'oro dei politici abruzzesi non si limitano alle ricche diarie, ai rimborsi chilometrici che addirittura vengono calcolati su una distanza massima di 360 chilometri dal capoluogo come se ogni consigliere venisse da Bologna anzichè da Teramo, Chieti o Pescara, o alle indennità per partecipare ai lavori del consiglio: quando tornano a casa prendono l'indennità di fine mandato, specie di buonuscita che varia a seconda degli anni di presenza in consiglio regionale, e naturalmente la pensione, il famoso vitalizio che secondo una vecchia proposta di legge di Fabrizio Di Stefano di An doveva essere abolito. I consiglieri regionali abruzzesi dopo un mandato di cinque anni prendono una liquidazione netta di 31.185,73 euro; dopo dieci anni di 62.371,46 euro; e dopo 15 anni di 77.964,32 euro.
Ma il bello arriva con i vitalizi, il cui importo viene calcolato in percentuale sullo stipendio dei parlamentari e che i consiglieri cominciano a percepire all'età di 60 anni e dopo soli cinque anni di mandato. E anche in questo caso l'Abruzzo batte tutti, o quasi. La pecentuale dei vitalizi abruzzesi è pari all'85% dell'indennità parlamentare, una delle cifre più alte d'Italia. Sicuramente più alta della Basilicata, della Calabria, della Campania, dell'Emilia, del Lazio, della Liguria, dello Lombardia, delle Marche e del Molise. Più alta pure di parecchio: basti pensare che la percentuale della Basilicata è del 75%, quella della Calabria del 40, mentre in Campania è dell'80, addirittura 65 in Emilia, Liguria, Marche e Molise. I vitalizi abruzzesi sono più bassi soltanto del Friuli e della Sicilia (100% delle indennità parlamentari), del Piemonte e della Puglia. E anche sull'età c'è poco da stare allegri: le due fasce sono 60 e 65 anni, ad eccezione del Lazio che prevede che a 55 anni si inizi a percepire l'assegno di pensione. Naturalmente l'Abruzzo si colloca tra quelle regioni che la pensione la percepiscono prima, e cioè a 60 anni. E naturalmente è prevista anche la reversibilità, pari al 50 per cento dell'assegno di pensione.
Una forbice larghissima, talmente larga da risultare mostruosa. Colpa del federalismo e delle autonomie, che ha consentito di coltivare il vizietto del privilegio, che ha consentito alle maggioranze di ogni colore politico, dal centrodestra al centrosinistra, di fare un sacco di proclami e di non concludere mai nulla, i privilegi sennò che privilegi sono. Quindi le tasse si possono aumentare, ma gli stipendi no, non si possono tagliare. Nonsiamai.