L'ufficio studi Cgil prevede un milione di disoccupati
ROMA. Un milione di posti di lavoro in meno nel 2010. E' il costo della crisi, lo scenario shock che prospetta la Cgil con il suo istituto di ricerca (Ires). La previsione riguarda la perdita di posti di lavoro fra il 2008 e il 2010, nello stesso periodo il Pil, il Prodotto interno lordo, potrebbe calare del 4%. Dall'Europa non arrivano notizie migliori e qui non si tratta di previsioni, ma di dati reali. Nell'ultimo trimestre del 2008 si sono persi 670mila posti di lavoro.
Lo 0,3%, 453mila nella zona della moneta unica. «E' la peggiore crisi degli ultimi 70 anni», dice Joaquin Almunia, commissario europeo agli Affari economici e monetari. Giovedì e venerdì a Bruxelles sono attesi i capi di stato e di governo dei 27 paesi dell'Unione europea, dovranno trovare soluzioni comuni per combattere quella che rischia di diventare un'emergenza sociale e non più solo economica. Solo quest'anno, dice la Cgil, in Italia ci saranno quasi 500mila disoccupati in più. Nel 2010 le persone senza lavoro potrebbero essere 2 milioni e 600mila contro il milione e 500mila del 2007. Fra il 2007 e il 2008 si sono persi circa 350mila posti, quest'anno ne perderemo - stima l'Ires - altri 498mila, a questi si aggiungerebbero 334mila licenziati nel 2010. Totale più di un milione di persone senza lavoro. Il tasso di disoccupazione, nell'ipotesi peggiore della Cgil, arriverebbe al 10,1% (nel 2010) passando dal 7,4% del 2008 e dal 9 di quest'anno.
«Se le previsioni dovessero trovare conferma - dice Cesare Damiano, responsabile Lavoro del Pd - saremmo di fronte a un'emergenza produttiva e occupazionale drammatica. Le avvisaglie ci sono tutte». I dati della Cgil vanno già nella direzione di un'analisi sociale del fenomeno disoccupazione. I ricercatori dell'Ires individuano una nuova classe di lavoratori: gli instabili. Sono 3 milioni e 418mila e sono dipendenti con un contratto a termine volontario, il 6,1% del totale, ma soprattutto (60,3%) persone che hanno dovuto prendere un contratto a termine anche se ne avrebbero voluto uno stabile, gli «a termine involontario». Poi ci sono i co.co.co., i prestatori d'opera occasionali, gli ex parasubordinati con partita Iva, gli ex prestatori d'opera occasionali, gli ex co.co.co. Un mondo fatto di donne (52%) e uomini (48%), di laureati, 18%, in gran misura di diplomati, 43,5%. Fra di loro 659mila sono disoccupati da meno di un anno. La Cgil non si ferma alle ipotesi sul futuro, immagina già alcune soluzioni che si articolano su tre tipi di interventi, costo totale 1 miliardo e 768 milioni. C'è l'estensione dell'indennità di disoccupazione (che oggi copre il 26,6% dei casi) anche a chi ha versato contributi fra 17 e 51 settimane il che amplierebbe la platea di 191mila persone (35%). Il costo di questa operazione sarebbe di circa 663 milioni di euro. 427 milioni, oltre a quelli già stanziati dal governo, costerebbe alzare il tetto di retribuzione del 2008 per ottenere il 40% di una tantum destinata ai precari (circa 3200 euro). Poi c'è l'ampliamento di 200 euro degli importi massimi mensili della cassa integrazione, da 886 a 1086 euro per chi guadagna meno di 1917 euro al mese e da 1065 a 1265 per chi è oltre questo stipendio. Costo di questa misura 678 milioni. Lo studio Ires analizzata anche il Veneto dove la disoccupazione fra gennaio 2008 e gennaio 2009 ha visto passare gli stranieri dal 14 al 27%, gli uomini arrivare al 50% (erano al 40 nel 2003).