L'AQUILA - Dopo una lunga notte, il "sì" del Consiglio regionale alla legge quadro per il riordino degli enti regionali, che permetterà alla Regione di riorganizzare le proprie "strutture" periferiche «in coerenza- dice il provvedimento- con i principi costituzionali di buon andamento e imparzialità dell'amministrazione». E soprattutto con l'obiettivo della riduzione degli stessi enti e del contenimento dei costi. Il provvedimento è di fatto una legge d'indirizzo che stabilisce principi di carattere generale. Saranno poi le leggi di settore, da emanare entro 180 giorni dal varo della legge, a stabilire come e quando riorganizzare i singoli enti. Il "sì" è arrivato dopo una lunga discussione. Ad allungare i tempi è stato anche un guasto al sistema di voto elettronico. Ma lo scontro non c'è stato, sia per l'atteggiamento dell'opposizione, sia perché la maggioranza ha fatto propri gran parte degli emendamenti proposti da Costantini, Camillo D'Alessandro, Aceto, Saia e Tagliente. Era stato lo stesso Costantini, intervenuto dopo la relazione di Luca Ricciuti, Pdl, ad osservare che gli emendamenti dell'Idv, del Pd e degli altri gruppi d'opposizione avevano un senso ben preciso, di evitare che la legge presentata dal centrodestra «restasse una scatola vuota con il solo obiettivo di permettere al governatore Chiodi di nominare commissari dei vari enti in attesa di procedere al loro riordino». Diversi emendamenti dell'opposizione sono stati inseriti nell'articolato della legge. Costantini ha lamentato che fossero in prevalenza di carattere tecnico, e che il centrodestra non avesse accolto quelli «più strettamente politici», come quello per il quale le società controllate dalla Regione non avrebbero potuto avere partecipazioni in altre società. O l'altro che chiedeva che fosse fissato un tetto agli stipendi e alle indennità ai consiglieri di amministrazione degli enti e delle società partecipate. E' a questo punto che c'è stato un vivace scambio verbale tra Costantini e Chiodi. «Non c'è bisogno di fissare tetti o altro- ha detto il governatore- perché ci precluderebbe la possibilità, un giorno, di avere manager di grande capacità come avviene con i privati. Per abbassare indennità o stipendi non c'è bisogno di una legge. Io, ad esempio, l'ho già fatto fissando al ribasso i compensi dei direttori generali delle Asl. Questa, credo, sia buona amministrazione. E' sbagliato lasciarsi andare alla demagogia e al populismo per avere facile consenso». La legge approvata ieri stabilisce tra l'altro che le indennità di carica degli amministratori degli enti locali, oltre a non poter essere cumulate con le indennità dei componenti delle Camere, del Parlamento europeo, del Consiglio regionale, non sono cumulabili con nessun altro «emolumento fisso o variabile derivante da nomina politica di competenza regionale, anche presso enti pubblici economici».