PESCARA - Più di un primario, più di un rettore, più ma molto più di un direttore di banca, più di un docente universitario, più di un manager Asl e il doppio di un prefetto. Il presidente della Regione e i consiglieri regionali abruzzesi con assessori e capigruppo sorpassano di migliaia di euro i redditi delle professioni più importanti d'Italia, quelle che si conseguono con anni di studio, lauree e concorsi, professioni che sono sottoposte a verifiche di obiettivo come quelle dei primari e dei prefetti, che se sbagli paghi come quelle dei manager Asl, e basti pensare alla vicenda di Mario Mazzocco che dovrà risarcire 53 milioni di euro, o che finisci a Canicattì se non fai il tuo dovere, come i direttori di banca.
Nel momento della catastrofe, con l'Abruzzo sull'orlo della bancarotta, mentre il commissario Redigolo e l'assessore alla Sanità sono costretti a battere cassa a Roma per cercare di spuntare la revisione del piano di rientro del deficit sanitario, con i ticket raddoppiati e il rischio di nuove tasse, i consiglieri regionali abruzzesi incassano bellamente e senza sudare granchè stipendi da capogiro. Grave doppiamente, visto che l'impegno richiesto alla classe politica eletta a dicembre scorso è drasticamente limitato dalle azzerate risorse di bilancio, e che il lavoro, quello vero che consiste nel tentare di far quadrare i conti, sta tutto sulle spalle del commissario. Ma se il presidente della Regione Abruzzo prende il doppio del suo collega marchigiano e i consiglieri abruzzesi sono i meglio pagati d'Italia, è sbalorditivo il confronto con lo stipendio di un prefetto che nella retribuzione di 79.260 euro lorde l'anno annovera anche l'indennità di obiettivo di 17.498 euro divisa per dodici mensilità, mentre un consigliere regionale allo stipendio base aggiunge un'indennità di funzione di 2.400 euro mensili per la partecipazione alle sedute di consiglio regionale. Pagati due volte, i nostri consiglieri: uno stipendio base solo per il fatto di essere eletti, altri 2.400 per lavorare, cioè per partecipare ai consigli regionali come se dovessero fare altro. Senza contare i rimborsi chilometrici, calcolati dalla Regione sulla base di una distanza massima presunta di 360 chilometri, come se provenissero da Bologna anzichè da Teramo, Pescara o Chieti. Ma è sorprendente come, con la sola differenza tra lo stipendio del presidente della Regione e quella di un prefetto ci si potrebbe finanziare addirittura lo stipendio di un altro prefetto e ci avanzerebbe anche qualche centinaia di euro. E se valutassimo il piano di responsabilità e di preparazione, allora i conti davvero non tornano. E non tornano neppure se il confronto si fa con la retribuzione di un primario, calcolata in questa inchiesta al massimo della carriera, perchè un primario fresco di nomina prende intorno ai 5 mila euro.
Ma nella difesa dei propri privilegi, la classe politica abruzzese è compatta. Centrodestra e centrosinistra hanno molto annunciato, promesso, garantito e mai concretizzato. E ieri si è alzata soltanto la voce del segretario provinciale del Pd pescarese Antonio Castricone, a parte quella di centinaia di cittadini infuriati: «Basta con questi super stipendi - dice Castricone - è assolutamente urgente che la Regione riduca i compensi dei suoi eletti e li allinei a quelli delle altre Regioni. Torniamo a una politica più umile e sobria. Alla nostra consigliera regionale e all'intero gruppo Pd chiedo di iniziare immediatamente a lavorare a una proposta che riduca gli stipendi e abolisca la pensione. Questa posizione non è tacciabile di populismo o demagogia: è invece l'unica proposta in grado di invertire la rotta e far percepire la politica come qualcosa di utile ai destini collettivi e non solo a quelli individuali».