L'AQUILA. Con 25 voti a favore e 12 contrari il Consiglio regionale ha approvato nella tarda serata di ieri il progetto di legge sui principi generali in materia di riordino degli enti regionali. La norma determina la possibilità di commissariare gli enti, agenzie, aziende e istituti regionali. Inoltre, dà mandato di procedere, entro 180 giorni, alle leggi di riordino degli enti.
Lunga e contrastata la seduta. Il capogruppo dell'Italia dei Valori Carlo Costantini ha attaccato la legge definendola generica: «Mancano paletti e contenuti prescrittivi» ha detto, e inutile per quanto riguarda la «concreta riduzione dei costi». Criticata anche la mancanza di requisiti di moralità (è passato un emendamento che vieta la nomina a commissario dei condannati in via definitiva, mentre Constantini chiedeva la preclusione anche ai rinviati a giudizio per reati contro la publbica amministrazione). Dai banchi della maggioranza ha parlato criticamente Giuseppe Tagliente che ha parlato di «legge deludente, pasticciata, scritta male, estremamente generica, dannosa sia per l'attività del consiglio che della giunta».
Il consigliere Pd Franco Caramanico, ha difeso l'operato sulla razionalizzazione degli enti regionali della passata amministrazione, ha sottolineato che bastava riprendere le norme approvate dal centrosinistra per continuare nel riordino, anziché ricominciare l'iter e allungare notevolmente i tempi per raggiungere lo stesso scopo.
Tesi sostenuta anche dal capogruppo del Pd Camillo D'Alessandro.
Maurizio Acerbo (Rifondazione) ha proposto di rinviare il testo in commissione, approcando solo la parte sui commissariamenti.
Tra gli emendamenti proposti dalla minoranza è passato uno a firma Marinella Sclocco (Pd) che stabilisce la pari opportunità tra uomini e donne per la nomina a commissario degli enti. Il Consiglio ha rinviato l'esame degli altri punti all'ordine del giorno, tra cui alcune nomine, in particolare per il Cram e per il Comitato tecnico consultivo per la cooperazione e lo sviluppo.