Caro direttore, l'editoriale di domenica scorsa, aggiunge per chi le scrive il conforto di una presa di posizione chiara e precisa su avvenimenti che lo coinvolgono direttamente. Io sono tra i tanti cittadini, non economicamente svantaggiati per fortuna, pur essendo tutt'altro che ricco e nemmeno benestante, che vengono colpiti, da oltre trent'anni, dai vergognosi metodi palliativi per la riduzione della spesa sanitaria, con l'aumento di gabelle che si chiamano più elegantemente ticket. Chiarisco che il sistema sanitario pubblico mi ha permesso, nonostante le assai complesse condizioni di salute, di arrivare ad oggi con dignità e qualche speranza di miglioramento. Ogni volta che l'ho abbandonato per ricorrere al privato, ho dovuto constatare l'assoluta eccellenza del pubblico per competenza delle professionalità, dedizione degli addetti, sicurezza della diagnostica, delle cure e degli interventi. E ne ho girati di ospedali e cliniche dal 1975. Poi, come in ogni componente della società ci sono i bravi e gli asini, i buoni e i cattivi, gli onesti e i disonesti: accade nella scuola, nelle aule di giustizia, nel mondo della finanza, negli uffici pubblici, nelle aziende, alla televisione e in Parlamento.
Anzi, e qui mi richiamo alla sua nota domenicale, proprio la politica ha dimostrato, e in particolare in questa nostra regione, di essere inadeguata quando non disonesta disastrando essa, e non i medici o gli infermieri, né tantomeno i pazienti, la sanità pubblica a favore di quella privata fino a rovinare anche questa. Per formazione, personali convinzioni ed esperienza sono per il pubblico quando si parla di sanità e di scuola. Penso che lo Stato non possa appaltare ad altri la salute dei suoi cittadini e il futuro del Paese. E a chi si lamenta della nostra scuola e della nostra università consiglio il film premio Oscar «Bowling for Columbine» come a chi tira strali sulla nostra sanità pubblica il meno noto «Sicko» sempre del geniale regista americano che con una leggerezza inversamente proporzionata alla propria mole racconta le agghiaccianti situazioni dei giovani e dei malati della più grande democrazia del mondo, gli Stati Uniti.
Ben venga dunque la sua proposta, caro direttore, e si recuperino un po' di danari dai nostri rappresentanti alla Camera, al Senato, alla Regione, agli enti creati per foraggiare una politica senza ideali e senza vergogna. Sarebbe un gesto, non la soluzione. Ma i cittadini hanno bisogno di segnali: perché chi non è capace a trovare le giuste strade per la società (che poi è il mestiere della politica), abbia il coraggio, e sai che sforzo con quello che guadagnano, di tagliarsi la busta paga e rinunciare a qualche privilegio. E noi pagheremmo i nostri ticket con meno sconforto. Alla via così, sperando di smuovere qualche coscienza, se no dovremmo proprio dire come il mio sconsolato Garibaldi alla fine della sua vita «Finchè ci saranno a Roma quei 500 avvocati...». Con tutto il rispetto per i principi del foro e senza professione di qualunquismo. Oppure consoliamoci con Eduardo «addà passà 'a nuttata», sperando che non duri come al Polo Nord.