Dall'Inghilterra arriva una notizia che fa riflettere. La Stagecoach, gruppo trasportistico integrato, ha fatto sapere che la sua divisione ferro è stata morsa pesantemente dalla crisi (profitti a meno 8,2%) a causa del crollo dei numero di pendolari che ogni giorno affollavano la City. Al contrario, la divisione bus è andata in controtendenza, mostrandosi non soltanto resistente alla crisi, ma persino capace di reagire. Forse perché, dicono gli analisti, molte persone hanno lasciato l'auto e scelto il mezzo pubblico per spostarsi in città. La qualcosa implica che il settore su gomma è molto più efficiente, perché sostanzialmente più flessibile in situazione di crisi, del ferro, che ha pesanti costi di gestione. E infatti la Stagecoach ha potuto confermare il suo stato di salute più che positivo proprio grazie ai bus. E' chiaro che la "lezione" inglese non vale da noi, dove il profitto nel mondo del trasporto viene considerato un'eresia (a meno che non siano i privati i proprietari) e dove non esiste un'azienda del calibro della Stagecoach per la vista corta dei nostri sindaci. Però un insegnamento potremmo trarlo anche noi. Integrare ferro e gomma, se fatto con intelligenza, può essere un'opportunità in tempi di crisi. Nel migliore dei mondi possibili (che certo non è il nostro) sarebbe del tutto logico integrare il trasporto ferroviario regionale, togliendolo a Trenitalia per la quale è solo un problema, con le realtà trasportistiche locali su gomma, in modo da realizzare economie di scala e unificare la visione d'insieme del territorio. Non ha alcun senso che un operatore ormai orientato sulle grandi tratte ad alta velocità si occupi (male) delle linee periferiche. In più le aziende di tpl diventerebbero più europee. Troppo bello per essere vero.