L'AQUILA- Ora la giunta regionale ha tempo 180 giorni per avviare il riordino degli enti e delle società partecipate presentando progetti di legge di settore con gli interventi dettagliati per la riorganizzazione. I sei mesi di tempo scattano alla promulgazione della legge quadro approvata due giorni fa dal consiglio regionale, un provvedimento di indirizzo varato con i voti favorevoli della maggioranza (25) e il no dell'opposizione (12) che comunque si è visto accogliere molti degli emendamenti proposti. La seduta dell'altro ieri ha inaugurato un nuovo sistema di lavoro da parte del consiglio che sembra aver funzionato. Gli emendamenti sono stati esaminati, discussi e votati prima di essere passati al vaglio dell'aula, da un gruppo di lavoro "bipartisan" presieduto dal presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano.
Il varo della legge è stato commentato favorevolmente dal centrodestra, ma anche il centrosinistra ha convenuto sulla necessità di avere un provvedimento di indirizzo per la ristrutturazione degli enti e delle società partecipate della Regione. «Ora- ha detto il relatore della legge Luca Ricciuti- abbiamo a disposizione un quadro di riferimento e di intervento che ci permette di tagliare la spesa pubblica e di riorganizzare enti che svolgono funzioni spesso ripetitive». Carlo Costantini, leader dell'opposizione, avrebbe preferito l'inserimento di norme più drastiche, come vietare la presidenza degli enti ai rinviati a giudizio e condannati in primo grado, mentre la maggioranza ha limitato il divieto al caso di sentenze passate in giudicato. Un emendamento presentato da Giuseppe Tagliente che lo ha definito «maggiormente garantista».
Le norme approvate riordinano gli enti dipendenti della Regione, economici e non, i consorzi, le agenzie, le aziende e le società controllate e partecipate dalla Regione individuando queste ultime tre, insieme agli istituti regionali, come strumenti per erogare servizi pubblici. Questi ultimi saranno forniti- dice la legge- soltanto quando non possono essere efficacemente ed economicamente gestiti dagli enti locali, o direttamente dall'amministrazione regionale o mediante l'affidamento a terzi». Il testo rafforza inoltre i poteri di controllo del Consiglio obbligando gli enti a comunicare periodicamente alle commissioni consiliari competenti le delibere adottate.